Notti di guardia (astenersi E.R., Doctor House o Grey's anatomy dipendenti)



Non aspettatevi corse mirabolanti di lettighe in corridoi liberi come autostrade, né ambienti ultraspaziali dove l'infermiera di turno con occhi degni da pubblicità di casa cosmetica urla uno scontato dottore-lo-stiamo-perdendo!.

Non posso fare paragoni con varie fiction americane propinate alla televisione semplicemente perché non guardo il piccolo schermo.
Dirò però che, senza colpi di scena eclatanti o plot dal finale straordinario, il romanzo Notti di Guardia (Editore Ponte alle Grazie, 2012, Pag 154) primo caso con protagonista il medico rianimatore Massimo Dighera tiene lì.

Mi sono anche data una risposta a questa domanda. 
Forse sulla falsariga di chi risponde che "legge gialli per sete di giustizia", qui si potrebbe dire che l'opera di Giuseppe Naretto si legge bene, coinvolge e ci si affeziona al suo personaggio  "per allontanamento dalla malasanità".

Un brano, per tutti:
"Da quando faccio questo lavoro, io vedo questo negli occhi della gente: il terrore dei morenti e la gioia dei sopravvisstuti. E tutte le volte mi chiedo se sto assistendo alla celebrazione di uno dei più grandi misteri dell'uomo o a un semplice gioco di prestigio, un trucco. Non l'ho mai capito in realtà. Ma alla fine credo che, gioco di prestigio o mistero che sia, a tutta questa gente dobbiamo dedicare un posto dentro di noi. Loro hanno bisogno di un pensiero, di una parola, di una poesia. E forse ne sentiamo il bisogno anche noi, perché è l'unico modo che abbiamo per dare una misura al nostro lavoro. Da noi non si produce, non si vende niente. E così, il senso di quello che facciamo non sta nel numero dei salvabili che abbiamo salvato, o dei non salvabili che sono morti, ma sta soprattutto nella storia che abbiamo costruito con coloro che hanno atteso - magari invano . la salvezza di qualcun altro." (pag 130-131)



Naretto, classe 1971, è uno di quei giovani da ammirare. 
Medico rianimatore  presso il reparto di Terapia Intensiva dell'Ospedale San Giovanni Bosco in Torino, ma non solo. 

Chi, come la sottoscritta, ha purtroppo avuto a che fare con questi reparti, conosce l'importanza delle parole e della sensibilità, che questi medici devono saper esercitare, oltre alla loro professione specifica.
Lavori doppi, tripli, dunque, snervanti, per tanti motivi. 

Eppure Naretto non si limita all'attività ospedaliera, né a quella di romanziere, ma ha scritto anche testi teatrali e raccolte di storie e fotografie, presenti anche nel suo blog http://nottidiguardia.it/.

Ci sono pagine di umanità e pagine originali, come quelle in cui il protagonista, commissario in camice bianco, ci ricorda il Charitos di Markaris. 
Il greco, per rilassarsi, sfoglia il dizionario greco Dimitràkos, Dighera invece, il Guinness World Records. 
  

In fondo ciò che facciamo noi non è altro che cercare di spostarlo sempre un po' più in là, questo limite. Allontanarlo dai nostri pazienti, dalle loro famiglie e anche un po'  da noi stessi. Lo so che sembra blasfemo paragonare questo al numero di noci di cocco spaccate con una mano in un'ora, ma per qualche motivo la leggerezza, la fatuità o la vera e propria idiozia dei record alleggerisce il peso della realtà e allontana il pensiero delle conseguenze di ogni gesto. L'uomo che scivola sulla buccia di banana mi ha sempre fatto ridere, fino a quando non ho ricoverato un vecchietto che si è sfracellato la testa sul marciapiede facendo un volo proprio come quello dei cartoni animati.
Il fatto è che io voglio continuare a ridere e questo libro, a modo suo, funziona. (Pg 35) 

Dunque: un plot sul quotidiano in un ospedale normale, come dovrebbe essere un ospedale. 
Non E.R. né Azienda Sanitaria, come a qualcuno dei nostri politici è venuto in mente di battezzarle (con conseguenze disastrose a scapito del servizio sociale che la sanità dovrebbe dare). 

Naretto è efficace come un bisturi nello spiegare cosa è e deve essere un ospedale:
Da noi non si produce, non si vende niente.

Per questo, anche se non siamo di fronte a un vero poliziesco, non c'è il morto su cui indagare e quindi per qualcuno potrebbe essere non vero giallo, a noi piace invece dire, rubando una sua frase, che questo libro, a modo suo, funziona  e il fatto è che si vuol continuare a leggere il suo nuovo romanzo, questa volta dal punto di vista del paziente: L'orizzonte capovolto.


Un ringraziamento speciale a Dede, per avermelo fatto scoprire.

8 geo-commenti:

  1. Venendo da una famiglia in cui ci sono molti medici, mi appassionano più le storie di sanità reale che quelle ricreate alla Tv ( anche se ho seguito appassionatamente E.R.). Grazie per aver consigliato il libro: lo leggerò di sicuro!

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    1. Questo che ho letto...vorrei tanto fosse "realismo all'italiana"!
      Buona Festa Nazionale

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  2. Non conoscevo niente di questo... Come va? Non ci sentiamo da secoli...
    bacione

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    1. Ciao MJ, hai ragione, è venuto il momento che ti scriva. Ti mando messaggio su fb una di queste sera.
      Grazie di esser passata di qua.

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  3. Una volta tanto sono stata io a suggerirti un giallo. Non ci posso credere :-)

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    1. Sì, sì, e l'ho terminato in due giorni!
      Adesso decanto...poi fra un po' passo a Proust. :-)

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  4. Oh. Era da un po' che non passavo dalla tua casa virtuale, e quanti bei post trovo. Grazie per tutti i consigli di lettura! Un abbraccio verdeluce, e tornaci a trovare prima della fine dell'estate :-)

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    1. Grazie Clara, sempre un piacere sentirti.

      Non credo ricordarmi più esattamente quando riparti, scrivimelo per mail. L'estate, come sai, è sempre per me fonte di grande stress e stanchezza, ma, forse, riesco a trovare la forza di venire in quel paradiso.

      Un abbraccio forte

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