Virgin Megastore Paris: anche i grandi piangono (e i lavoratori ne fanno le spese)


(Source: Wikimedia)

Capita che le banche chiudano? 
Raramente. Più facile spostino la loro sede e che l'edificio venga riconvertito.

Come è stato per la filiale francese di The First National City Bank sui Campi Elisi, costruita nel 1931 dall'architetto francese Andrè Arfvidoson (lo stesso dell'Hotel Prince de Galles), divenuta nel 1988 negozio Virgin.
Anzi:  il più grande store per la musica del mondo. Dichiarazione impegnativa.

Nota appunto come catena distribuzione sopratutto per la musica, il negozio ai civici 52-69  sui Campi Elisi sii sviluppava su 4 piani con scaloni di rappresentanza, 7000 metri quadri di cui 4500 di superficie vendita. Numeri impegnativi.

Venduto dal suo creatore Richard Branson una decina d'anni fa a due finanziarie, ha sofferto l'avvento di ITunes, Amazon e delle altre società di vendita online, gli alti costi di affitto del locale poi hanno fatto il resto, fino alla bancarotta all'inizio di quest'anno, per debiti dichiarati di 22 miliardi di Euro e la chiusura definitiva nel Giugno 2013. Cosa che era già accaduta ad altri punti vendita dello stesso brand.


(Chiusura Megastore Strassburg - Source Wiki.fr
Purtroppo, alla fine ingloriosa di questa libreria, ne hanno fatto le spese già dal 23 maggio i commessi.
La società indisse per quel giorno una mega azione di svendita, senza pagare il personale della sicurezza, affidandosi a degli intermediari, insufficienti rispetto alla mole del pubblico della giornata. 
Risultato: commessi inseguiti fra gli scaffali, fino alle zone escluse al pubblico del magazzino, mobili divelti, prodotti distrutti e insulti alle cassiere. (Fonte Libération)



Un caso in cui anche aver preservato all'interno del megastore, il caveau della banca (era visibile protetto da un vetro) non ha aiutato. 





4 geo-commenti:

  1. la brutta aria che tira non sembra migliorare per ora. Non potendo fare altro ho smesso di comprare su Amazon e boicotto iTunes, ma temo non sia sufficiente

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  2. Cito Lao Tzu: "Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo", per questo anch'io cerco di acquistare dalla mia libreria di fiducia. E pazienza se dovrò attendere un po'.
    In tutti i casi, la mia riflessione su questo episodio è forse semplicistica: "Se anche in una Parigi una mega-libreria non vive...e non solo le francesissime Fnac, allora vuol dire che il modello è ormai superato".

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  3. Anch'io come Dede cerco di favorire le librerie sotto casa. Per i Megastore di Virgin o Fnac non ho grande simpatia. C'è da considerare che anche questi sono comunque posti di lavoro e soprattutto non vorrei mai vederli soppiantati da giganteschi supermercati cinesi!

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  4. Anche Bologna, nel suo (si fa per dire) piccolo non è stata esentata ne' dalle ondate di chiusure dei piccoli indipendenti ne' dalle speculazioni di certe grandi di casa nostra, che da un lato acquisivano nuovi punti vendita e, contemporaneamente, dall'altro, mettevano a ranghi ridotti il personale. Purtroppo la banalità del risultato è che a farne le spese è che lavora, non certo i manipolatori di finanziarie o grandi gruppi.

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