La fatica di raggiungere (la fine de ) Il Picco dell'avvoltoio


Il Picco dell'avvoltoio (2013)
Titolo originale: Vulture peak (2012)
Autore: John Burdett
Traduttore: Carlo Prosperi
Editore: Bollati Boringhieri
Pagg. 340 


Mai lasciarsi attrarre dalla fascetta, anche se il giudizio è di un autorevole quotidiano inglese.


Ne' dalla copertina. Bella, ma più azzeccata quella dell'edizione inglese. Certo un po' Bond style, ma più coerentemente calzante.


Quinto libro della serie con protagonista Sonchai Jitpleecheep, detective della Reale Polizia tailandese, figlio di una ex-tenutaria di un bordello di Bangkok e sposato a una ex-prostituta. 

Detective definito buddista osservante.

Tuttavia, malgrado leggiate attentamentenon troverete molto del suo buddismo, tranne nella seconda pagina e alla terzultima riga dell'ultima.

Decisamente un po' poco, malgrado il patinato NYT,  sottolinei "the narrators' frequent reflections on Buddhism" del romanzo.

Il tutto inizia con il ritrovamento di tre cadaveri orrendamente mutilati dei volti e di altri organi, all'interno di una lussuosa villa su un'altura nell'isola di Pukhet, ribattezzata dal ricco committente di Hong Kong che la fece costruire Picco dell'avvoltoio,  "non è chiaro se in omaggio alla montagna indiana sulla quale il Buddha pronunciava i suoi celebri discorsi o agli uccellaci a cui aveva presentato lo sfratto". (pg 13)


(Burdett durante Hong Kong Book Fair - Source HK Book Fair)
Burdett vuole anche (tentare di) fare lo spiritoso. Peccato che fin dall'inizio decida di coinvolgere il lettore, sorry, il CLF in prima persona.

Il Buddha insegnava che la distinzione tra oggetto e soggetto, tra il se' e l'altro, persino tra te e me, Caro Lettore Farang (Posso chiamarti CLF?), è illusoria. (Pg 14)

Continuerà fino alla fine, chiamandovi CLF, in cui Farang sta per l'appellativo dato dai Tailandesi agli stranieri. Porrà domande e avrete la sensazione di essere tornati ai tempi di scuola, quando eravate distratti e ve ne facevano altre per riportarvi a prestare attenzione.

Di attenzione, ne dovrete avere tanta: non saranno i diversi piani di azione a distrarvi, ne'  gli spostamenti su aerei pagati con una American Express nera dal credito illimitato (non mi sono nemmeno posta la domanda se esista veramente) o con elicotteri. Bangkok, Hong Kong, Monte Carlo, Shanghai, Pukhet e persino Lourdes.

Ciò che distoglie attenzione è il plot, turbo-lentamente incasinato.
NYT lo giustifica:  i romanzi thriller esotici sono così, se poi ambientati a Bangkok, ancor di più.

Gli spunti sarebbero anche buoni:
due gemelle cinesi, bellissime, poliglotte, elegantissime e (per forza) ricchissime: Lilly e Polly Yip.

"Conoscerò anche tua sorella?"
Lilly dà un altro morso alla mela. "Chi ti dice che non sia già successo?"
[...omissis...]
"Come si chiama?" 
"Polly".
Lascio passare diversi minuti in silenzio. "Quale delle due sei tu?"
Altro morso alla mela. "Non te lo dico",

enunciazione del concetto di prostituzione thai-style (Pg 40), spiegazione de l'odore della depressione britannica (pg 54), della teoria di Lourdes (pg 91) e dell'indagine diffusa (pg 304)

Ma dopo l'ennesima volta che vi avranno apostrofato CLF, arriverete a Pg 311 dove, in un delirio di non-so-cosa, l'autore fa dire a un suo personaggio la famosa frase del replicante di Blade Runner riveduta e corretta. Allora inizierete a spazientirvi.

Nemmeno il volo Shanghai-Francoforte (fatto di giorno) è stato adatto per finire questo romanzo, non siete stati presi, come avvinti dal drago di copertina.
Come lui avete invece soffiato e sbuffato, per la fatica di raggiungere il Picco, la fine.

Il NYT (a proposito: New York Times), descrive l'autore così:
ha lavorato come avvocato per il Procuratore Generale di Hong Kong, ritiratosi in seguito per perseguire solo la carriera di scrittore, si divide fra Bangkok e la sua masseria in riva al fiume Lot, nel Sudest della Francia, in cui spesso fa le revisioni dei testi seduto in veranda, di fronte a boschi, vigneti e campi di girasole.


Già, i campi di girasole, i vigneti... 
suggeriamo a CSB (Caro Scrittore Burdett) di continuare a gustarsi il panorama. 
Noi, per parte nostra, se vogliamo viaggiare nel thriller fra Montecarlo, o più esotiche Bangkok, Hong Kong e Shanghai opteremo per Ian Fleming.




9 geo-commenti:

  1. Vale la pena solo per la tua recensione!

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  2. Staremo alla larga, grazie della dritta.

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  3. La buona notizia è che CSB ti ha accompagnato a casa :) Bentornata!:)

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  4. @Grazia - presto posterò di un altro di cui di sicuro vale la ena
    @Dede - esatto, alla larga da questo, aspetta quello che mi ha consigliato MAV
    @Giacy.nta ciao cara gemellina! Sì, sono tornata a casa, dopo la Cina e dopo Berlino.

    Una buona domenica a tutte voi dall'uggiosa Bassa.

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  5. non mi piace niente dell'oriente salvo il giappone quindi questo commento rafforza le mie convinzioni, ho un amico che era direttore dell'istituto italiano di cultura in un paese orientale e ha insistito per 4 anni affinchè lo andassi a trovare ma non ci sono riuscito, non mi piace e basta. grazie lo stesso, ciao.

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  6. @Massimo non commento questa tua antipatia per l'Estremo Oriente eccetto il Giappone. Personalmente anch'io avevo questo pregiudizio (e anche a me piaceva solo il Giappone! pur non essendoci mai stata). Mi sono ricreduta sulla Cina per esserci dovuta andare. A questo punto mi piacerebbe "dover andare" anche in Giappone, ma sarà quasi impossibile!

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  7. Ovviamente, ringrazio anche io.
    Un saluto.

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  8. Recensione perfetta, scopo raggiunto! Diffidare degli scrittori che fanno vite riccamente bucoliche con vista sui vigneti...

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  9. @Attilio: grazie per il tuo commento

    @Silvia: in effetti mi veniva in mente la vista "marittima" di Faletti dalla villa che ha all'Elba acquistata coi provendi di "Io Uccido". Tuttavia, non avendo letto il suo romanzo, ho scaricato tutta la mia acredine solo su Burdett, per questioni di correttezza.

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