Negli occhi dell'assassino - Belinda Bauer. Quando si ama un personaggio odioso e si apprezza una scrittrice gentile e disponibile


Belinda Bauer - Harrogate Crime Festival 2012 -
Photo by crime writer Sharon Bolton - Courtesy: Belinda Bauer  
Il secondo thriller della britannica Belinda Bauer si potrebbe recensire in sei-parole-sei, prese a prestito da un film dei fratelli Cohen: Non è un paese per vecchi. Tuttavia sarebbe troppo sbrigativo. C'è dell'altro. Molto altro.


Titolo: Negli occhi dell'assassino (2014) 
Titolo originale: Darkside (2011)
Autore: Belinda Bauer
Traduzione: Fabio Zucchella
Pagg. 400
Editore: Marsilio - Collana: Farfalle 

Non è la serie di omicidi a catena di anziani inermi che scuotono il villaggio di Shipcott a rendere il libro avvincente o, come dicono gli inglesi a page-turner crime book.
E' il modo di scrivere che piace, avvince e affascina.

Molti i personaggi che gravitano intorno alle vicende, ma di due, su tutti, ci si appassionerà a tal punto che durante la lettura non sarebbe da stupirsi che i lettori si spacchino in fazioni  opposte: quelli a favore del buono e gli altri, a favore del cattivo. 

Parrebbe strano simpatizzare per il secondo, vero? Irascibile, prepotente, irritante e antipatico. Eppure quel suo essere maldestramente e impulsivamente negativo, può portare ad amarlo.

I due si fronteggiano spesso: sono un po' il Davide e Golia della storia. 
Il Davide qui si chiama Jonas Holly, poliziotto del paese.  
Se il destino è nel nome e nel cognome, nel primo siamo indotti a vedere bontà e carità umana, ma nel cognome leggiamo una trasparente ingenuità, a tratti maldestra o bambinesca.

Il Golia invece è John Marvel. L'ispettore capo chiamato solitamente Marvel-e-basta, fa quasi venire in mente un negativo Action Man, per lo meno all'inizio. Scopriremo che è avanti con gli anni, sovrappeso, con alle spalle una separazione burrascosa, che è attaccato alla bottiglia, riassumendo:  uno stronzo insicuro (Pg. 176).

[Marvel]...Non sapeva per quale motivo si doveva trovare in disaccordo con Reynolds anche quando era d'accordo con lui. Sperò che quello spirito polemico fosse utile all'indagine, ma aveva il vago sospetto che non sarebbe stato così. Doveva cercare di trattenersi da quella propensione all'aggressività immotivata. (Pg 245)

L'autrice citerà ad un certo punto i film di Sergio Leone, anche se qui il contesto è del tutto diverso: siamo nella brulla brughiera di Exmoor, continuamente spazzata dalla neve durante gli avvenimenti. 

La prima neve di quell'inverno arrivò a piccoli turbini impetuosi, come manciate di ghiaccio sparpagliate a terra da un dio stizzoso. Si accumulò sul suolo formando piccole sacche, facendo sembrare la brughiera esangue, invece che completamente bianca. Nei villaggi rese soltanto i marciapiedi scivolosi, senza ammantarli in modo pittoresco. (Pg 39)

Una neve protagonista nel bene e nel male, a cui l'autrice affida spesso il ruolo strategico di ribaltare situazioni, di farle emergere per poi sparire. 
Una vera e propria tempesta shakespeariana usata in modo proprio (meteorologico) e in altri contesti metaforico. 

Ma non vogliamo procedere per non svelare troppo. Diciamo solo che la copertina disegnata da Fabio Visintin ben si addice a dipingere l'inquietudine che aleggerà e che ci pervaderà, mentre il titolo italiano non rende appieno il messaggio subliminale del romanzo, forse volutamente.

Un romanzo dalle descrizioni scenografiche. 

Marvel osservò il nastro di asfalto vuoto che arrivava a tutta velocità verso di loro sbucando dal buio, fiancheggiato dalla brughiera brunastra, e che scompariva nello stesso istante in cui le luci lo avevano oltrepassato. Era come viaggiare nello spazio, o nelle viscere di qualcuno. Quell'oscurità avrebbe potuto essere infinita, o incombere su di loro claustrofobica e vicina, non c'era modo di dirlo. Il loro movimento era sospeso nel tempo, ipnotico, (pg 119)

Originali gli... sguardi dell'assassino, che irrompono all'interno delle situazioni, 
insolita la numerazione dei capitoli fino all'epilogo: un...coerente conto alla rovescia (meglio non svelare il perché tale countdown sia coerente).

Belinda Blauer è nata in Gran Bretagna, ha vissuto in Sudafrica e negli Stati Uniti. Risiede oggi nel Galles e ha lavorato come giornalista e sceneggiatrice per cinema e TV. 



Col suo primo romanzo, Blacklands (sempre Marsilio), ha vinto il Gold Dagger Award, premiato come miglior romanzo esordiente da Publisher's Weekly e The Bookseller e selezionato da TV Book Club tra i 10 titoli imperdibili. Ha venduto i diritti in 28 paesi.

Oltre a tutto questo, Belinda per Nela San è una persona gentile e disponibile, che alla richiesta di utilizzare la sua foto in apertura, le ha subito risposto concedendole il permesso e, in chiusura dello scambio in chat su facebook, ha augurato alla viaggiatrice: "Tutto il meglio". Glielo auguriamo anche noi.

4 geo-commenti:

  1. Ovviamente glielo auguro anch'io: alla gentilezza non si resiste! E mi sa pure che mi compro il libro...

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    1. Eh già, la potente arma della gentilezza

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  2. la lista degli imperdibili si allunga

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    1. Oltre a sapere di aver speso bene i soldi, questa tua affermazione mi lusinga.

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