RITRATTO DI UNA SPIA - L'Arabia (In)-felix di Daniel Silva


S=Se
Se l'inquadratura dell'americana Fox4 fosse stata solo per i due terzi alti dello schermo, si sarebbe potuto pensare di avere di fronte un candidato per le presidenziali, o un anchorman di una trasmissione serale o un giornalista.
In realtà Daniel Silva è uno scrittore.

S=Svista
Svista per svista: Nela San ha acquistato il suo libro in fretta, attratta in primis dal titolo, pensandolo scritto da un Silva di provenienza portoghese o spagnola. 
Cognome inflazionato, presente anche in Italia, ma di un certo fascino perché di facile pronuncia, senza obbligo di spelling. Come tale, dunque, la viaggiatrice nutre per questo tipo di cognomi invidia perenne, visto il suo, ben più ostico.
Autore: Daniel Silva
Titolo: Ritratto di una spia (2013)
Titolo originale: Portrait of a spy (2011)
Editore: Giano - Collana: I libri della civetta
Pagg: 480
Traduttore: Raffaella Vitangeli
Sinossi: Qui




S=Sorpresa
Sorpresa di trovarsi un discepolo americano di le Carrè o Graham Green, il cui romanzo ha un titolo semplice, azzeccato e affascinante.
 S&S=Spietato e sexy
Spionaggio, con tutte le premesse del caso e con una frase del Daily Telegraph sulla prima di copertina.
Spietato e sexy, Allon è la spia più famosa non ancora interpretata da Daniel Craig.
S=Sopracciglio sollevato
Sopracciglio sollevato di Nela San. 
Spietato? Per forza, è una spia! 
Sexy? Forse si evince dai precedenti romanzi, da qui non si riesce a farsene un’idea precisa.
S=Superficialità
Superficiale il giudizio del D.T.? 
Giudicate voi: Craig è legato a doppio filo all’icona James Bond. Personaggio che, dalla fine della Guerra Fredda, affronta nuovi tipi di nemici. Dunque, a meno che Putin non la ristabilisca (ultimamente fa di tutto per riuscirci), quelli attuali di 007 non sono più i Russi ma improbabili megalo-maniaci, la cui origine non è da paesi conosciuti.
(Donna araba sul Burj Khalifa, la torre di Dubai più alta al mondo - 828 mt)

S=Scomoda/-o
Allon è invece una spia scomoda, così come il plot, che parte da attentati jihaisti nei luoghi più noti dell’Europa, Covent Garden, Champs Elysées, Madrid, a seguito di un fatto reale, quelli dell’11 Settembre. 

Vuol dire scherzare col fuoco.
Così come scrivere dell’Arabia Saudita in modo puntuale e perfetto è scomodo.
...Le donne in Arabia Saudita sono considerate proprietà, non persone. Quasi tutte passano la propria vita recluse in casa. Non possono guidare un'automobole. Non possono uscire in pubblico senza essere scortate da un uomo e senza prima nascondersi sotto un "abaya" e un velo. Non possono viaggiare, neanche all'interno del paese, senza il permesso dei loro padri e dei loro fratelli maggiori. Sono permessi i delitti d'onore se una donna getta vergogna sulla propria famiglia o si comporta in maniera contraria ai principi islamici, e l'adulterio è un crimine punibile con la lapidazione. Nella culla dell'Islam, le donne non possono neppure entrare in una moschea, eccezion fatta per la Mecca e Medina, cosa piuttosto singolare visto che il profeta Maometto era una sorta di femminista. "Trattate bene le vostre donne e siate gentili con loro" ha detto il Profeta "perché sono le vostre compagne e il vostro sostegno" (Pg 163)
Probabilmente il D.T. con questa frase voleva suggellare la decisione di Jeff Zucker di acquistare i diritti per farne un film, ma la pellicola, in questo caso, risulterebbe non-politically correct o, per dirla come il protagonista del romanzo gli jihadisti potrebbero offendersi.
In alcune pagine la finzione sembra forzata a situazioni improbabili, ma nel gioco delle spie tutto è possibile.
S=Sette stelle
(Burj Al Arab Hotel Photo: Adriaan Steyn foto scattata arrivando dall'Oceano, che evidenzia la dimensione e la grandezza della controversa "più grande croce cristiana del mondo" per cui qualcuno ha accusato gli architetti dello studio britannico di avere volutamente inserito un simbolo del Cristianesimo)
Emergono, allo stesso tempo,  realtà medio-orientali molto patinate, come l'hotel a sette stelle, simbolo dell'opulenza: il Burj Al Arab Hotel di Dubai e la patina superficiale della città-stato, quella colpita dalla crisi immobiliare nel 2008.
Le gru dei costruttori, un tempo simbolo vivente del miracolo economico di Dubai, si affacciavano immobili sopra palazzi adibiti a uffici e grattacieli residenziali rimasti incompiuti. [omissis] Molti erano fuggiti dell'emirato pur di non farsi rinchiudere nella sua famigerata prigione per insolvenza. A un certo punto, qualcosa come tremila auto abbandonate dai proprietari avevano riempito il parcheggio dell'aeroporto. Su più di un parabrezza erano incollati dei foglietti vergati in fretta e furia, con parole di scuse per i creditori. (Pg 360)
Così, nell'incalzare degli eventi, Daniel Silva racconta un'Arabia e gli Emirati con la stessa implacabilità con cui Gabriel Allon compie le sue missioni.
Non sarà ne' la prima ne' l'ultima volta: questa strana spia, che alterna le operazioni per conto del Mossad israeliano alla nobile arte di restauratore di quadri famosi, vi coinvolgerà e verrà voglia di leggere alcuni dei dieci precedenti romanzi della serie o i tre successivi. (Elenco completo qui)
S=Similitudine
Similitudine è quello che verrà in mente, leggendo le tre-pagine-tre di ringraziamenti.

Certamente si deve essere grati a molte persone di diversi settori quando per 480 pagine si parla di spionaggio, messaggi criptati, malattie rare, meccanismi della finanza, delle aste e del restauro. 

Ma, caro Daniel, quel terminare ringraziando i figli e la moglie...fa tanto cerimonia degli Oscar!

   


2 geo-commenti:

  1. Lo metto in lista, se mai riuscirò a leggere tutti i libri che tu si bravissima a recensire!

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    1. Se lo acquisterai, saprò con certezza se le pagine relative al restauro dei quadri sono scritte in modo professionale! Buon Primo Maggio, cara Grazia!

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