Malesia Blues e... you got no blues!

(Robot Chicken Star Wars by Seth Green and Matthew Senreich)

"Viviamo proprio in un mondo malato", disse a Chewbacca.
"Com'è possibile che uno ti rubi la maschera di Darth Vader mentre stai pisciando?".
Chewbacca non seppe che rispondere. (Pg 172)

La metodicità della viaggiatrice nel scegliere i gialli in funzione delle sue trasferte è nota.
La frase in apertura è tratta dal libro arrivatole mentre già era fra Singapore e Malesia. Che sia stato un bene o un male non averlo letto in anticipo non è ancora chiaro.
Quello invece evidente è di aver letto il più irriverente, irrefrenabile e divertente giallo degli ultimi suoi vent'anni.
If you got the blues, leggete Malesia Blues e la tristezza andrà via.


Titolo: Malesia Blues (2010)
Titolo originale: Devil's Place (2008)
Autore: Brian Gomez
Traduzione: Giovanni Garbellini 
pagg: 320
Editore: Metropoli d'Asia



Una recensione telegrafica potrebbe considerarlo come il film Tutto in una notte, ma in salsa malese.

Kuala Lumpur. Terry Fernandez, chitarrista blues fallito, che sta per sposare la figlia di un ministro dando così una svolta al suo destino, vede cambiare la sua vita durante la festa d'addio al celibato organizzatagli dai suoi amici all'Hotel The Grand. Nello stesso albergo, la prostituta thailandese Ning Somprasong, detta Devil, ha ucciso un suo abituale cliente, stanca di subirne le violenze. Nel rapido susseguirsi degli eventi, si troverà a fuggire con Terry, suo cliente successivo, procuratole dal suo protettore, il cinese Lim Boon Fatt, che si è dato il nome di Fellatio, credendo fosse quello del Dio greco del Potere e della Sapienza.


Parentesi: arrivando in Malesia a quasi un mese dalla scomparsa dell'aereo di linea della Malaysian Airlines, provenendo dalla svizzeramorfa Singapore, l'impatto ambientale e la presenza di Indiani indussero Nela San a somigliarla all'India.
Non ci volle molto però a scoprire che quell'impressione era sbagliata.

E nel circo politico della Malesia, con tutte le sue implicazioni razziali, un genero non malese che suonava nel pub poteva essere un'arma in più per i suoi avversari. Ma Terry sapeva che Datuk Yusuf perlomeno era contento che fosse obbligatorio per i non musulmani convertirsi all'Islam quando sposavano qualcuno di quella confessione. (Pg 14)

Il tassista indiano che la portò dall'aeroporto in hotel raccontò del controverso Art 153 della Costituzione, che concede all'etnia originaria del paese, i Bumiputra, diversi privilegi: mutui agevolati nel settore immobiliare, possibilità esclusiva di ammissione in alcune facoltà universitarie, obbligo per società locali o multinazionali di assumere il 30% di personale della loro etnia. Tutto a scapito delle minoranze cinesi e indiane.

Secondo il tassista, ciò era giustificcato dal fatto che alla fine della colonizzazione britannica, i Cinesi iniziarono ad arricchirsi coi loro commerci (come nella loro natura), gli Indiani lavorando sodo (come solo loro sanno fare), mentre i Malesi non riuscivano a progredire.
D'altronde, i Britannici non battezzarono i Malay ironicamente Ma-lazy?

Tutti quegli anni in cui avevano abitato proprio dietro il ristorante cinese. [...] Perciò avevano passato anni ad ascoltare dalla sua stanza i loro discorsi. Quelli dei non-malesi. Li avevano sentiti prendere in giro il suo popolo.
L'unico popolo al mondo che si è fatto dichiarare ufficialmente pigro, dicevano, a proposito delle norme che stabilivano le quote riservate ai malesi.
Certo, se avesse capito la loro lingua, il giovane Sulemain si sarebbe reso conto che anche gli indiani, berciando in tamil, dicevano che i cinesi si sarebbero venduti la madre per qualche sen in più (centeimo del Ringgit, Ndr), bastardi che non erano altro...
E anche i cinesi di lingua cantonese, mentre giocavano a mahjong, imprecavano contro gli indiani, che restavano nel locale ben oltre l'orario di chiusura previsto, a ordinare una birra dopo l'altra, lamentandosi dei guai in cui si erano cacciati da soli...(Pg 62)

Oggi, le minoranze etniche considerano i Bumiputra quasi solo come identità musulmane, suffragate dal fatto che il documento di identità, MyKad, identifica chi è di religione musulmana e chi no, riportando la dicitura "Islam" sotto la foto del titolare del documento.

Certo, qui le cose non sono perfette, si disse. La corruzione. Una stampa controllata dal governo. Incarcerazioni senza processo. (Pg 91)

Brian Gomes è dissacrante nei confronti di un paese, il suo, dove la libertà di parola è posta sotto controllo, il governo controlla la stampa, soprattutto giornali e riviste, e se un libro è considerato da vietarsi, la polizia lo confisca e lo fa sparire da tutte le librerie.
Nei suoi dialoghi alla Tarantino l'autore non risparmia nessuno. Nemmeno gli ispettori di polizia,

"Pronto!", berciò nell'apparecchio.
"Pronto?"
"Sì?"
"Cosa?"
"Ha trovato nome e indirizzo?"
"Taxi in arrivo. Aspetti sotto casa."
All'ispettore Azmi venne voglia di andare fino alla società dei taxi per sparare a quella donna.
"Non lo voglio un taxi del cazzo stupida d...", disse; poi si accasciò sulla poltrona, sconfitto.
"Cazzo, ma la capite un'altra lingua a parte il cinese?", disse, a nessuno in particolare.
Il sarjan Harun lo sentì.
"Io parlo un po' di mandarino", disse.
"Taxi in arrivo. Aspetti sotto casa!" (pg 200)


Nel suo paese, il trentanovenne autore, reporter ne The New Straits Times e poi impiegato in un'agenzia pubblicitaria abbandonata nel 2005, è giornalista, copywriter, musicista di blues (come il protagonista del libro) e blogger.

Un Jack-for-all-trades, come lo definisce qualcuno.

Nel 2012, con la moglie Melani Delikan ha creato Merdekarya, open space nel quartiere di Jalan Gasin, Petaling Jaya, in cui promuove e ospita musicisti, scrittori e artisti locali.





Sala riunioni dell'Organizzazione statale del Ministero della...
Il Presidente introduce la delegazione ricevente, composta di 8 uomini e 2 donne con hijab, di quest'ultime non ricorda il nome all'atto delle presentazioni...
"Dunque conoscete già il nostro paese?"
Visto l'attimo di silenzio dei delegati italiani per decidere chi risponderà, riprende:
"O meglio: per che cosa conoscete il nostro paese?"
Un suo sottoposto incalza:
"Ci conoscete per l'affaire dell'aereo scomparso?"
Attimo di imbarazzo, finché uno degli ospiti prende la parola:
"E' la prima volta che veniamo qui in visita, ma conosciamo la Malesia per Sandokan..."
Vista la curiosità negli occhi dei governativi, ci si affretta a spiegare chi era Salgari.

Non è una citazione dal libro di Gomez, ma un dialogo reale durante la missione della viaggiatrice.
Non sarà alla Tarantino..., ma la creatività italiana ha aiutato.



8 geo-commenti:

  1. Il dialogo finale andrebbe inserito nel libro!

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    1. Se incontro Gomes potrei suggerirglielo per il sequel (sembra lo stia scrivendo da tre anni!)

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  2. Una bella gara a chi riesce meglio a mettere in imbarazzo l'altro

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    1. Già una gara...e le outsider erano quelle due ragazze, imbarazzate per quell'uomo che non si ricordava più i loro nomi!

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  3. Leggendo il dialogo finale ho pensato:”Cavolo! Non ricordavo un altro aereo scomparso in quella zona…” Creativa Nela San. Ma tu hai mai pensato all’idea di scriverlo un giallo?

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    1. http://gialli-e-geografie.blogspot.it/2013/04/il-libro-che-sarebbe-stato-e-non-e.html questo il link per rispondere a quanto mi hai chiesto sull'idea di scrivere un giallo.

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  4. Un giallo, oppure un libro con i racconti dei tuoi viaggi (finché non decidi di "rispolverare"...)

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    1. Eh! Non ti credere che non ci abbia pensato! Prima o poi rispolvererò...anche se il tuo consiglio su racconti di viaggio, non ci avevo ancora pensato, ma potrebbe essere un'idea.

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