Un delitto fatto in casa - un Farinetti non da Oscar

(Jacqueline Bisset, Film La donna della Domenica - 1975)

Se preferite il movimento Slowfood di Carlo Petrini e il romanzo La donna della Domenica di Fruttero e Lucentini alla gastro-filosofia radical chic di Eataly di Oscar Farinetti, allora il libro di Gianni Farinetti (suo cugino di terzo grado), Un delitto fatto in casa (1996, Editore Marsilio), pur con un titolo che fa tanto "genuinità", non vi piacerà.

E pazienza che si svolga in una zona delle Langhe meno nota a noi non-piemontesi, che porterà ad andare a sbirciare su Wikipedia questo Castello di Pocapaglia (foto sotto).



Passi anche che la protagonista di Farinetti, Anna Remondelli di Lauriano Guarienti, vi possa ricordare l'Anna Carla di Fruttero e Lucentini. 

   
Cesare ad esempio, che però è stato ai patti. E lei ha rispettato i suoi desideri. Nessuno scandalo, nessun divorzio in casa Guarienti. E' Adriana piuttosto, che lei vede tutto sommato abbastanza di rado, as avere invece una smania, una sorta di fremente fastidio per la famosa situazione. Ma c'è qualcos'altro che ha mosso i suoi gesti in tutti questi anni. Un senso di materna continuità accompagnato da una sottile dose di egoismo. Una voglia di non spezzare un filo spinato, irto di punte e di aculei, certo, ma infine d'oro zecchino. (Un delitto fatto in casa Pg.58)

La fuga dei saloni deserti è di conforto ad Anna che taglia in diagonale quello da ballo per passare in camera sua. Una pausa solitaria prima di dare ufficialmente il via al ricevimento. 

Ha già indossato l'abito da sera, un casto ungaro bianco laminato d'argento che ha già messo due volte. Ora si trucca e scegli, unico gioiello con gli orecchini, una spilla di brillanti appartenuta a sua nonna. ...
Le piace questo momento sospeso prima della confusione: la luce morbida che inonda i bracci della galleria, (Pg 291)

Parallelismo debole tuttavia; i ragionamenti di una certa Italia alto borghese, venticinque anni prima, erano un po' diversi.

Sono giovane - si provò a elencare Anna Carla - sono intelligente, sono ricca. Ho un ottimo marito (ricco anche lui), e una figlia belllissima (come me, dicono). Riesco simpatica a tutti, mi vesto bene, non ho problemi di linea, non ho problemi sessuali... [...]
Sono la moglie di un capitalista figlio di capitalisti e nipote di capitalisti - provò a pensare in senso inverso - sono piena di abitudini e pregiudizi borghesi e priva di ogni coscienza sociela e politica. Non mi interesso alle tristi condizioni dei carcerati, dei ricoverati in manicomio, degli spastici e dei popoli sottosviluppati, e i cinesi, se devo essere sincera, me li figuro sempre con il codino e le mani infilate nelle maniche di una casacca ricamata a draghi.  Non ho speciali talenti o capacità, non saprei dipingere stoffe per arredamento (come Maria Pia), inventare mobili di latta (come Dedè), vincere un torneo di golf o di bridge (come nessuna delle mie amiche: ma almeno loro ci provano), e se mettessi su una boutique o una galleria d'arte la farei fallire in due mesi. La mia vita è vuota, inutile, frivola. (da La donna della Domenica)


L'editore Marsilio ci ha abituati a romanzi spesso poderosi per quantità di pagine, ma in questo ci si chiede, all'inizio, se ciò non sia stato vincolo preciso per venire pubblicato in quella collana... 

Tre pagine in apertura che introducono i personaggi possono certo essere una giustificazione, visto che sono veramente tanti. Ma la perplessità giunge quando, oltre a una lista degna di un albero genealogico, si passa ed elencare animali, auto, finendo  con oggetti.
Sorge automatico il parallelismo con i titoli di coda di un film.

Ma questo non è un film. E' un libro.
Nemmeno si tratta di un audiolibro. Non osiamo pensare che, se di questo si fosse trattato, probabilmente l'elenco avrebbe contemplato cigolii delle porte della Villa in Costa Azzurra o il rumore delle forbici del giardiniere nel parco della villa in Piemonte. 
Non per niente, nel darvi l'ubicazione della villa, Farinetti ne dettaglia la località, frazione, comune, provincia, regione. Non si allarga a dichiararne il reddito catastale, forse solo per timore di questioni di irregolarità o abusi edilizi. 
Tant'è: temevate un romanzo troppo breve? Timore inesistente. Anche così si possono riempire le pagine. 

Un libro che ha vinto  il Grinzane Cavour, come miglior romanzo d'esordio. Giocava in casa, innegabile: nell'arco di meno di 50 km destini incrociati di Conti e della Piemonte-che-conta si incontrano, si spettegolano, si amano e ovviamente si odiano, tanto che persino quasi tutte le persone normali che vi ruotano intorno, a servizio oppure no, sembrano assorbire la negatività che li circonda.

Anche l'incipit riecheggia un sentore del romanzo di Fruttero e Lucentini.


Il martedì di giugno in cui fu assassinato, l'architetto Garrone guardò l'ora molte volte. (La donna della Domenica)

Dato che non le restano più di diciannove ore di vita prima di essere assassinata, la signora Adelaide Testa Simonis - Laide per gli intimi - e la sua casa in Costa Azzurra meritano una descrizione piuttosto minuziosa. (Un delitto fatto in casa)


La prima riga preannuncia che mancano diciannove ore al delitto, conosciamo la vittima, ma, anche in questo caso, un lasso di tempo più breve di un giorno, trascorre in un numero poderoso di pagine, in cui piani di narrazione si intersecano, convergono e divergono. 
Mentre noi lettori siamo lì, a leggere, storditi e ubriachi di quell'andare avanti e indietro da parte dell'autore (nella narrazione e nei luoghi) e da parte nostra (nelle pagine), giacché spesso, dimentichi delle parentele fra i personaggi, andiamo a ripassarne l'elenco iniziale.  


Anche i pochi guizzi che da soli sarebbero sufficienti, si perdono nell'ampollosità barocca di enunciazioni fine a se stesse, che fanno spesso deviare.
Certo il bravo giallista deve mettere indizi fuorvianti per non svelare il colpevole prima della fine, ma, in questo caso,  l'esercizio del fuorviare riempie intere pagine. 
Troppa bravura o la perdita di significato dell'elegante "less is more"?!
 

Nel frattempo crescerà comunque una sensazione di antipatia frusciante e fastidio evidente per tutti i discorsi dei protagonisti di questa saga familiare alto borghese. 

 L'ultima parte del romanzo, finalmente, si libera dagli orpelli narrativi e il colpo di scena finale effettivamente non delude.  Non poteva esser altrimenti: anche il migliore segugio avrebbe faticato a scoprire la verità fra l'intricata prolissità dei personaggi, delle loro storie e delle loro scelte di abbigliamenti e arredamenti.

 
Così alla fine, malgrado arrivati al minimo della vostra pazienza e al massimo della vostra antipatia, qualcosa da salvare c'è: un cane maremmano per cui fedeltà ed amicizia contano, veramente, ancora qualcosa. 

2 geo-commenti:

  1. Beh, almeno il cane maremmano si salva dalla palude di chiacchiere, ville e arredi.Non lo comprerò e, se ho ben capito, non ne sentirò nemmeno la mancanza!

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    1. Già, non ti perdi proprio niente.
      Hai presente la domanda di Chatwin "Che ci faccio io qui?"?
      Se il cane avesse potuto parlare, se lo sarebbe chiesto pure lui!

      Buon fine settimana

      Elimina

 

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