Assonnata, allontanava di Pamuk la prosa, avvicinava Assouline l'astrusa

(Photo: John Rowlings, 1950)
Si sgombri subito il campo a facili supposizioni:  la foto non anticipa alcuna informazione di chiusura per ferie del blog o cose simili.
Non inganni il costume da bagno, è la postura della modella che interessa: quella che la accomuna a Nela San, nel gesto tipico di chi ha dimenticato gli occhiali da vista. 
Questa distanza dal libro durante le notturne letture, malgrado l'occhiale inforcato, ha fatto capitolare la viaggiatrice per un'aumentata gradazione delle lenti.

Ciononostante, l'allontanamento materiale e metaforico è continuato. Sul comodino, Istanbul di Ohran Pamuk sta per fare la stessa fine de Il mio nome è rosso, giallo dello stesso scrittore turco.
Nela San stanca e assonnata in queste giornate lavorative convulse, ammette la faticosità della lettura: o lei non legge Pamuk nei momenti giusti oppure fra i due non c'è la giusta vibrazione. Chissà.

Contrapposto all'inesorabile allontanamento dal romanzo su una città da cui non si vorrebbe andare alla deriva, c'è l'attrazione e la curiosità per questa libreria di Istanbul. Astrusa, sì. Perché? Leggete...










Situata a Bebek, uno dei i quartieri più cool di Istanbul,  Assouline è la sede bizantina dell'omonima casa editrice francese.


Assouline sicuramente non è una libreria 99,  come quel 99 che sta per il 99% che Occupy Wall Street ha contrapposto all’1% di chi governa e possiede il mondo. Nel desolante Mare Magnum delle problematiche riguardati le librerie, il suo proprietario va controccorrente, a cominciare dalla strategia sui libri che edita. Opere lussuose su arte, architettura, design, fashion, fotografia, gastronomia, spiritualità, viaggi e lifestyle, venduti solo in quelle di sua proprietà, cosa che definisce come il segreto del suo successo


 "All of my books are going to more expensive. I'm going to make them with the best paper, the best everything in order to make them more and more exclusive".
Così Prosper Assouline nella sua intervista a Interview Magazine (completa qui: http://www.interviewmagazine.com/culture/prosper-assouline#/_)

Pas mal per chi ha iniziato a 16 anni nella sezione artistica dell'editore Filipacchi, diventandone poi art director e creando la sua prima rivista a 18 anni. Figlio di immigrati del Marocco, ha vissuto a Marrakesh fino all'età di 10 anni. Con sua moglie Martine, nata in Costa d'Avorio, ha pubblicato nel 1995 il primo libro su uno degli hotel più costosi della Francia del Sud, La Colombe d'or: lei scrivendone i testi, lui scattando le foto correlate.

(Prosper e Martine Assouline - Photo: Melanie Dunea)
Oggi la casa editrice edita fino a 60 pubblicazioni all'anno.
Nominato in Francia Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere, Prosper ha esteso la sua idea alla librerie del lusso, aperte in varie parti del mondo, in cui vende i suoi libri.
Vende molto? Sì, anche la sede della casa editrice rispecchia questo successo: al 18° piano di un edificio newyorkese, nel costoso quartiere di Chelsea .
Assouline annovera clienti come top companies nei settori fashion e design, architetti e decoratori, mecenati e collezionisti d'arte, studenti e giovani imprenditori. 
Da qui supponiamo dunque  faccia parte di quell'1% di librerie senza problemi, che serve quell'1% di clientela magari dandy e fashionista, e che soprattutto può permettersi il lusso.
La filosofia Assouline è nel motto dipinto lungo uno scaffale della libreria vicino alla porta del suo ufficio: “Culture is not a luxury but a necessity” . Uso della cultura come mezzo per pubblicare libri icona sotto un luxury brand, persino Case Study alla Columbia Business School and Parsons basato su quattro punti, che fanno tanto stratega-di-marketing: brand development, retail development, product line expansion, and services expansion.  

Viene da chiedersi come mai tutte le altre librerie 99 non abbiamo approcciato queste strategic winning solutions...

Astrusa, non vi pare?!

Assouline Istanbul
Cevdet Paşa Caddesi No.25/A
Bebek
Istanbul







8 geo-commenti:

  1. Splendido titolo! Condivido la posizione di lettura e la scarsa affnità con Pamuk :-)

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    1. Meno male che trovo conforto in una che di letteratura se n'intende! Iniziavo a pensare che in me c'era qualcosa di sbagliato nel non apprezzare Pamuk!

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  2. Benvenuta hel club degli "allontanatori" di Pamuk: io, dopo "Rosso" lo tengo a chilometri di distanza!
    Astrusa, ma redditizia l'idea della libreria Assouline!

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    1. Ah, allora sono in buona compagnia! E io che credevo di esser sola.

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  3. Qualche problemuccio con Pamuk ce l’ho anch’io. Ma riuscita a leggere “Il mio nome è rosso” e Istanbul giace ancora intonso nella mia libreria… Momenti di lettura sbagliati? Forse.

    Post molto interessante. E come sarà che in Italia vantino un segno + solo le case editrici stile Newton Compton, che non privilegiano certo i libri costosi, e le librerie della catena “il libraccio”? Mistero…

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    1. Mistero poco misterioso...basta fare il parallelismo con i dati audits l di certe trasmissioni della tele. Grazie per la solidarietà su Pamuk. Siamo più di quel che pensavo! PS in tutti i casi sei stata meglio di me: hai letto il mio nome è rosso, superando i noiosissimi capitoli quando faceva parlare la moneta.

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  4. stiamo ritormando agli anni 60/70 dove un intellettuale era considerato solo se era un noioso rompicoglioni
    francamente preferisco gli 80/90 dove quelli bravi ti facevano divertire.
    Per la vista ho optato da parecchio tempo pe le lenti progressive
    e mi ci son fatto fare anche un paio di occhiali da sole.
    Notte

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    1. Anch'io avevo pensato alle lenti progressive, inalternativa al NON rassegnarsi a no mettere gli occhiali avevo pensato di sconfiggere la mia indomita testardaggine obbligandomi a portarli sempre. Li ho provati...e credo ci voglia un allenamento che non ammette "alzate di testa improvvise", cosa che ultimamente mi capita di frequente (in senso metaforico e non) così per il momento non mi sono decisa.

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