Diane Wei Liang e Hong Kong

(Photo by T. Grundy - Global Post)
E' presto per dire cosa succederà a Hong Kong. 

La prima impressione su questa resistenza è la sorpresa di un movimento organizzato, civile, attento a non sporcare i luoghi in cui manifesta e addirittura a riciclare, che organizza punti di ricarica degli smartphone ed è capace di aggirare un potenziale oscuramento internet tramite FireChat, una app che non ha bisogno di internet e più è usata, più si potenzia.

Nel non concedere un voto a suffragio universale veramente libero, con la possibilità di scelta dei candidati da parte dei cittadini di Hong Kong, la Cina sta facendo un autogol? 
Difficile entrare nella mente di un cinese, figuriamoci in quella del suo Governo.

Seguendo Occupy Central a Hong Kong, il pensiero ritorna a venticinque anni fa alla protesta di Piazza Tien an'men. 
Allora erano poche le immagini che giungevano, oggi invece ne abbiamo a profusione e la viaggiatrice non può non avere un brivido, vedendo tanti luoghi in cui ha passeggiato non più tardi di un mese fa.

Hong Kong non è solo punto d'incontro fra Occidente e Oriente, è l'avamposto economico per arrivare in Cina e viceversa. 
Parlando meno metaforicamente: un paradiso fiscale. 
Termine sempre odiato dalla viaggiatrice, a cui in questo periodo di crisi suona quasi come un ossimoro. 
Ossimoro di una situazione in cui Adamo ed Eva si trovano a fronteggiare due situazioni ostili: il paradiso concesso finora dal Governo cinese e la mela, forse avvelenata, offerta dai serpenti della finanza.

"La situazione è grave. [...omissis...]. Sono appena stato al ministero. Vogliono che il caso sia chiuso al più presto. Non possiamo permettere che l'emotività dfell'opinione pubblica monti ulteriormente. [...omissis...] Da domani tutti gli articoli saranno censurati. Lo dica ai suoi uomini: nessuno deve parlare con i giornalisti." (Pag. 201)

La frase è tratta dal Thriller di Diane Wei Lang: 

La casa dello spirito dorato (2013) 
Originale: The house of the Golden Spirit (2011)
Editore: Guanda - Traduzione: Stefania De Franco - Pagg. 308

terzo poliziesco con protagonista l'investigatrice privata Mei Wang (L'occhio di Giada, il primo e Paper Butterfly - quest'ultimo non pubblicato in Italia).

La scrittrice è nata a Pechino nel 1966. Studente di Psicologia all'Università di Pechino, prese parte alle proteste di Piazza Tien an'men. 


(at home  - Ph. K. Rose)

Successivamente rifugiatasi negli Stati Uniti, ha ottenuto un PhD in Business Administration presso l'Università di Pittsburg, poi si è definitivamente trasferita a Londra, dove vive nella zona di Holland Park, col marito e le due figlie.

Come Qiu Xiaolong, un'altra scrittrice cinese che scrive fuori dai confini patrii ma i cui romanzi sono permeati dal passato prossimo di un paese in cui il presente è già futuro.
Questo il suo contributo ai fatti di Honk Kong, con un pensiero a quel passato prossimo che visse in Tien an'men.





2 geo-commenti:

  1. Ho idea che stanotte ci sarà un intervento
    in modo che domattina sia tutto a posto per ricominciare la settimana lavorativa
    e ho paura che non finirà bene.

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  2. Mio nipote ha vissuto un anno a Shanghai: da laggiù Hong Kong era per lui il paradiso (non fiscale) e il tentativo di tenere uniti due mondi. Speriamo che il sogno regga

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