Antonin Varenne: il fratello minore di Fred Vargas




Ci sono romanzi che si rivelano veri salti nel buio, nel buio dell'abisso, lontano dalla realtà.

Ecco, il romanzo di Varenne è così: lettura in cui non ci si abitua al buio, perché quel buio viene giudicato assolutamente assurdo. 

Poi, pian piano, si comincia a vedere qualcosa, anche immersi nella più cupa oscurità. Oscurità metaforica, l'oscurità di certe vite.


Sezione Suicidi (2011) Einaudi Stile libero Pgg 377
Titolo Originale: Fakirs (2009)
Traduzione: F. Montrasi
Vincitore Prix Michel Lebrun 2009, Grand Prix du jury Sang d'Encre 2009, Prix Meilleur Polar des Lecteurs de Points.



Sullo schermo monocromo si vedeva un tizio giovane, nudo e con le braccia tese verso il cielo, che correva contromano nel bel mezzo della carreggiata interna della circonvallazione. Le auto sterzavano per evitarlo, i motorini si schiantavano sui guardrail. Con gli attributi al vento, il tizio correva incontro alle macchine sorridendo come un profeta (Pag. 10) 

Romanzo dall'inizio pulp;  vi si rimane folgorati prima e dubbiosi poi, chiedendosi se la situazione  sia verosimile. 
Verosimile o no, si potrebbe obiettare che tutto è lecito nell'ambito della fiction.

Leciti e verosimili anche certi personaggi del romanzo? 

Man mano che affiorano nella storia cupa, la folgorazione cede ad una lucida analisi e ad un quesito: "Questi personaggi non sono troppo insoliti oltre che assurdi?".

Come John Nichols, definito dall'autore l'américain baba cool, intello, che vive in un tepee in un  bosco nella Dipartimento del Lot, con la sola compagnia di un R4 scassata e di arco e frecce. 
O lo stesso tenente della Sezione Suicidi di Quai des Orfèvres, che per dissuadere un'aspirante suicida dal gettarsi dal Ponte Alexandre III, intavola una conversazione abbastanza insolita.  

 - Questi tre edifici hanno in comune il fatto idi essere costruiti su un suolo alluvionale. Un suolo morbido, sfuggente, che vuole ritrovare il letto della Senna. Stanno sprofondando tutti e tre. Bisogna tenerli su in con tinuazione: uno sforzo immenso. Il ponte se la cava meglio. (Pag. 99)



Per alcuni, Antonin Varenne (classe 1973, laureato in filosofia) è considerato il fratello minore di Fred Vargas. 
Lei stessa, che con Varenne condivide lo stesso editore francese, lo ha promosso come suo successore. 
Verosimile: anche nei romanzi della Vargas ci sono personaggi assurdi, ma l'ambiente in cui lei li colloca ce li rendono più accettabili. 
O forse la ragione sta solo nell'abitudine:  nel continuare a leggere quelli della connazionale ci siamo anche abituati ai suoi personaggi fuori dai canoni e alla sua oscurità... 

Sezione suicidi ha tutti i requisiti per divenire film o serie per la televisione: una "sensazionalità" trasversale, partita con CSI per arrivare al più recente  Bron-Broen/The Bridge. 

Rimane comunque perplessità giunti all'epilogo. Alla domanda con cui si chiude il romanzo fa eco un interrogativo sospeso:

se sia stato verosimilmente coerente terminare così il romanzo o non sia piuttosto la soluzione semplicistica dello scrittore che aveva finito tutte le frecce del suo arco. 
Vorreste far luce, avere chiarimenti, ma rimarrete all'oscuro. Al buio.

3 geo-commenti:

  1. No, no, non fa per me! Mai come ora ho bisogno di luce!!

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  2. Bellino il "fratellino" minore della Vargas! Ehmmm... Forse l'oggetto del post era un altro. Scusa,mi sono distratta...

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