MEMO: BIRTHDAY - MI CHIAMO NAIR. NO, NON LA REGISTA. MI CHIAMO NAIR, ANITA NAIR, E SCRIVO DEL LATO OSCURO DI BANGALORE

anniversario [an-ni-ver-sà-rio] s.m. (pl. -ri)
 Ricorrenza annuale di un avvenimento degno di memoria
  • Anita Nair 

    Kerala (India), 26 gennaio 1966

    Do I have a favourite whodunit? Not really. With each new crime novel I read I just find that what I really like about a murder mystery is the writing rather than the plotting. (da intervista in The Hindu)

    Niente a che vedere con la regista Mira, Anita Nair condivide però con lei, oltre al cognome, la passione di rappresentare le donne del suo paese, l'India. Suo il famoso romanzo pluripremiato, Cuccette per signora.
    Qui tuttavia, in stile gialli-e-geografie, oltre a festeggiarne il compleanno, si parla del suo eccellente e per ora unico giallo. 


    Titolo: La ferocia del cuore (2012)
    Originale: Cut like wound
    Traduzione: Francesca Diano
    Editore: Guanda
    Pagg.: 396 

    Protagonista un ispettore quasi cinquantenne, Borei Godwa, ex-giocatore di basket, uno sgualcito dal cuore tenero (parole dell'autrice), integerrimo difensore della giustizia, incorruttibile (e forse per questo motivo la sua carriera non è mai decollata). Insieme al suo vice, Santosh, indaga su un serial killer che uccide le sue vittime dopo rapporti sessuali. Tutto nell'arco di 38 giorni, un periodo scandito da tre feste di religioni diverse: dal Ramadan, alla festa di Ganesh Chathurthi (immersione di Ganesh), fino alla processione di St. Mary. 





    Se la copertina dell'edizione italiana pone l'accento simbolico sul caleidoscopico mondo indiano, quella dell'edizione originale è il sunto-fatto-disegno della trama del libro. Così come lo stesso titolo inglese: si riferisce al termine usato in patologia forense per indicare una ferita netta, lineare e allungata, inferta con un mezzo tagliente.  



    Il giallo è stata una sfida. La Nair ha dichiarato non essere facile scrivere crime thrillers nello scenario indiano: sia la polizia che le agenzie investigatrici sono riluttanti nel fornire informazioni su come si svolgono indagini o sulle procedure di investigazione. 

    Di Bangalore, in cui l'autrice vive da vent'anni e vi ambienta la trama, ha scoperto lei stessa - non senza sorpresa - un lato B, oscuro e ben diverso dalla Silicon Valley indiana, dalla borghesia rampante e dagli impiegati delle multinazionali per cui è nota agli occidentali.

    (La ferocia del cuore - Pg 121)
    Per mesi ha osservato il feudo in cui si sarebbe mosso il suo poliziotto, la zona di Hennur-Kothanur-Doda Gubbi e le strade di Shivaji Nagar, con occhi diversi, quelli curiosi di un turista, guardando i venditori di cibo di strada, annusando migliaia di odori, quello di carne e di samosas fritte, o quelli emanati da animali e corpi umani sudati.
    (Bangalore 2008 - by Nela San)

    (Bangalore 2008 by Nela San)

    Nel caleidoscopio dei personaggi, le caratteristiche dei protagonisti diventano nel noir altrettanto importanti così come la loro condizione sociale. E' il caso degli Hijra, la casta dei cosiddetti eunuchi, uomini che si sentono donne e come tale si vestono. Il termine denota il loro destino: "quello che lascia la propria tribù", perché rifiutati dalla famiglia.  
    Anche detti Chakka nella lingua kannada, questa casta conta circa 200.000 persone in India, organizzate in comunità, gestite da una guru o Maestra anziana.
    Malgrado senza diritti e malvisti dalla società, sono tuttavia benaccetti a feste o matrimoni, perché ritenuti di buon auspicio per fortuna e fertilità, simboleggiando la sacra unione fra Shiva e Shakti.

    Una varia umanità formata anche da mendicanti, storpi, sfruttati e sfruttatori che ha riportato alla mente dell'autrice quanto scritto da Dickens della sua Londra: " La quantità di crimini, stenti, nudità e miseria di ogni tipo nella metropoli supera ogni conoscenza".

    Qualcuno può obiettare che Dickens non sia feroce? Lo era, allora, quasi quanto la Nair lo è oggi ne La Ferocia del cuore. E non solo parlando di India, purtroppo.  




8 geo-commenti:

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    1. Beh, che dirti?! Detto da te, profonda conoscitrice del cosmopolita e poliedrico mondo indiano, è il complimento più bello che potessi ricevere!

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  2. Grazie della segnalazione: lo comprerò non appena possibile. Sarà come cominciare un viaggio!

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    1. Sì, un viaggio, anche se certo non in una delle città più belle dell'India.

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  3. Stupendo questo post, e le foto. Anita Nair l'ho letta solo nei romanzi tradizionali, mai come giallista. Lo farò. Un caro saluto

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    1. Della Nair ho provato subito simpatia "a pelle", se così si può dire. Dopo aver letto il suo libro, ho inziato a leggere le interviste che ha rilasciato ai quotidiani indiani. in uno, in particolare, era fotografata nella sua libreria. La foto era piccola e non rendeva riportarla qui, ma quel l'ambiente rispecchia, credo, molto della sua personalità: mi sono fatta l'idea che sia forte, ma con una grazia tutta sua. Peccato che lo scorso anno era al Festival della mente a Sarzana e io, come al solito, l'ho scoperto dopo. Un abbraccio.

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  4. Ma sai che stavo per comprare un suo libro proprio ieri (non questo qui, bensì Il custode della luce) spinta da un discreto sconto? Poi, però, ho pensato a tutti i libri ancora da leggere e ho rimandato. Se avessi letto prima il tuo post…

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    1. Invece io sono incuriosita dal suo bestseller "Cuccette per signora", anche se giallo non è.

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