Hans Tuzzi - Se Il Principe dei Gigli ha Un Posto (e un titolo) Sbagliato per Morire

(Photo by Nina Leen - NY Empire State Building 1949)

I romanzi di Hans Tuzzi si leggono per...devozione. 
Si contraddistinguono per una prosa elegante, un manierismo nella descrizione dei personaggi che sfiora il maniacale, oscillando fra le storpiature lessicali dei dialoghi fra i poliziotti della squadra del suo personaggio principale, Norberto Melis, e le citazioni erudite dei letterati, come i protagonisti ne Il Principe dei Gigli, per non parlare dei minuziosi dettagli sui costosi abbigliamenti di eleganti  personaggi un po' blasé, spesso ricorrenti nei suoi romanzi.
Vestiva sportivo, ma il maglione era di lana merino. la camicia sartoriale, i pantaloni di velluto avevano il risvolto e i mocassini, da soli, facevano mezzo stipendio di un operaio dell'Alfa Romeo. (Pag. 20 Un Posto Sbagliato per Morire)

Non ci si aspetti effetti speciali o colpi di scena raccapriccianti, ma l'evoluzione (o involuzione?) della sua Milano, nel corso degli anni, quella sì.

Scoperto con La Morte segue i Magi (post qui), divenuto caso letterario come giallo, Tuzzi ha scritto successivamente L'ora incerta fra il cane e il lupo (Post qui)




Poi, complice un pasticciaccio di ristampare con altro editore, facendo un azzardato restyling del titoli, ci si accorge che "Un Posto Sbagliato per Morire" non è attuale ne' nel giusto ordine cronologico di apparizione. L'editore Bollati Boringhieri stampa a Pag. 6:
Prima Edizione in "Piccole Varianti" febbraio 2014 
riportando sotto:
© 2004 Hans Tuzzi







senza però citare che il titolo originale di quello edito nel 2004 dalle Edizioni Sylvestre Bonnard era "Come il cielo sull'Annapurna".

Ma si è scritto in apertura: Tuzzi si legge per devozione e noi lì ad affascinarci al personaggio di Clementina Fiordimela, la governante dell'architetto assassinato, dal cognome tipico dei trovatelli come Colombo, Diotallevi o Degli Esposti (Pag 12 Un Posto Sbagliato per Morire). Devota anche lei, a suo modo.

E si continua, riflettendo  un po' su quanto l'autore fà dire a un personaggio del romanzo, ambientato nel 1981:

Brutti gli anni settanta, per questo paese, Ma aspettiamo ancora due o tre anni e vedrà che miniera, l'edonismo.
così come a certe frecciate indirette che Tuzzi non risparmia, per bocca di Melis:
Avevano un bel dire, i giallisti inventori di improbabili investigatori in monocolo o berretto da caccia alle anatre, ma la routine è una gran forza. (Pag. 44)


Se il titolo sbagliato si perdona per la ricchezza dei personaggi e soprattutto il lato noir di uno di loro, dall'ambivalenza di carnefice e vittima che si fa strada fra le pagine di Un Posto Sbagliato per Morire, ci si chiede invece cosa ci sia di sbagliato ne Il Principe dei Gigli.

Bollati Borighieri lo pubblica nel 2012. 
Questa volta non si cura nemmeno di segnalare da qualche parte il famoso simbolo del copyright con una data, ma anche in questo caso, il romanzo era già stato pubblicato nel 2005 in una serie d racconti dell'autore. 
Col senno di poi, pare quasi che Il Principe dei Gigli sia un esercizio di stile in preparazione de La Morte Segue i Magi. 
L'assassinio, in questo caso, si consuma dentro un congresso internazionale di bibliologia che si tiene in un antico borgo del centro Italia. Già altri autori si sono cimentati nell'ambientare delitti in questo tipo di ambiente, si pensi a Un delitto letterario di Batya Gur o a Il Premio di Manuel Vázquez Montalbán.  Ma come già per i suoi colleghi, questo non è garanzia di buon romanzo e Il Principe dei Gigli è deludente e il tratteggiare elegantemente caratteri e fisionomia dei personaggi non basta ad elevare oltre la sufficienza il libro.

Ora vi chiederete il perché della foto d'apertura del post. Anche Nela San si è sbagliata?

A Pag 11 del romanzo, Tuzzi ci descrive così la trasferta di Melis per arrivare al congresso:
... la scoperta di un tragitto alternativo all'autostrada: il lungo tratto della Flaminia, l'antica via consolare romana che da Fano si inoltra nell'Appennino scendendo verso Spoleto e Viterbo. Un viaggio di grande fascino, per strade poco trafficate, in una verde fuga di colline punteggiate qua e là da coloniche e persino, incredibile, da greggi luminose nel sole. I paesi, in costa, rossi di mattoni o grigi di pietra, erano pagine dell'albo d'oro della storia dell'arte italiana tra Medioevo e Rinascimento e il paesaggio, intorno, sembrava anch'esso modellato dalla mano di un'artista. Era quello il paesaggio di Piero e di Paolo Uccello. E anche Spelta, chiusa tra mura e dominata, come tanti borghi degli Stati della Chiesa dopo il governo dell'Albornoz, da una possente rocca, sembrava richiedere imperiosamente il pennello di un Simone Martini o d'un Ambrogio Lorenzetti. (Pag 11, Il Principe dei Gigli)

Affascinata dalla descrizione, come sempre sa fare l'abile Tuzzi, che riesce persino a farle amare certe zone di Milano, la viaggiatrice si mette su Google Maps, alla ricerca di questo itinerario, possibile meta per un prossimo fuori porta e, sconcertata, alla voce Spelta esce fuori un... Gommista!

Pensa di aver sbagliato qualcosa, cerca allora semplicemente su Google, "Spelta borgo", "antica Spelta" e "Albornoz Spelta". Niente! 

Vorrebbe allora domandare a Tuzzi, a colui che scrive della Milano reale, perché un luogo fittizio, ma ancora non si rassegna. 

Devota e caparbia come le due eleganti signore della foto cambia allora la domanda:

"Scusi, Sig. Tuzzi, mi saprebbe indicare dove si trova Spelta?"


5 geo-commenti:

  1. Dove sia Spelta lo vorrei sapere anch'io. Se lo scopri, dimmelo!

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  2. Pensa, Grazia, ho addirittura pensato di cercarlo sul TOM TOM, navigatore satellitare che disdegno, ma che ho rivalutato per l'aiuto nel circumnavigare le strade di Bruxelles, chiuse per la Maratona di 20 km di domenica scorsa!

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    1. Lui, il TomTom intendo, non ha sbagliato!

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  3. Una 20 km di Bruxelles mi sembra un’idea da prendere in seria considerazione (ehm…la maratona è quella di 42,195 km. Chissà perchè gli organizzatori chiamino tutto “maratona”? Fa scena? Sì, può darsi…). I vostri commenti mi hanno fatto perdere il filo del post. Ho sentito qualche giorno fa la presentazione del nuovo libro di Hans Tuzzi, “La figlia più bella”, e mi aveva incuriosito assai. Non il libro ma la sua voce, il modo di parlare, la raffinatezza, il culto della parola. Provo a leggerlo. O sbaglio?

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    1. No, non sbagli a leggerlo. Malgrado questi due romanzi di cui ho parlato qui, io ancora ricordo il suo splendido La Morte segue i Magi. L'ho scritto: Tuzzi si legge per devozione e se anche qualche volta non convince, sono sicura che va letto. Quanto alla Maratona di Bruxelles, che Maratona non è, se vai, potrei venire anch'io a farti da tifosa. ;-) Buon fine settimana!

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