Hermitage: 70 gatti per un Palazzo



La foto d'apertura potrebbe prestarsi ad un quiz: in quale luogo sta sonnecchiando questo gatto?
Per lo meno sono due le indicazioni che aiutano a risolverlo: i colori della struttura e i caratteri del cartello.
Ma ce n'è anche un terzo, forse sconosciuto ai più, che riporta al Museo dell'Hermitage di San Pietroburgo. Proprio il suddetto felino.

Se l'animale si trova all'esterno del forziere barocco che racchiude,  in oltre duemila stanze,  qualcosa come tre milioni di tesori artistici è per puro caso.
Come lui, all'interno dell'edificio, ce ne sono all'incirca una settantina, dai nomi più disparati: 




come la gatta Van Dyk, così chiamata perché vagò per settimane nei tubi di ventilazione del Museo, comparendo infine, abbastanza emaciata, direttamente nella sala in cui sono esposti i quadri del pittore fiammingo,  


oppure Ginger (ovviamente rosso), e Little Hooligan, Frida (omaggio alla Kahlo?), Liza Minnelli,  o un più russo Vaska (qui sotto), ora adottato.



La loro storia e presenza all'interno del complesso museale è antica quasi quanto la storia degli Zar.
Iniziò nel 1747, quando Elisabetta di Russia, figlia di Pietro il Grande, emise un decreto che autorizzava a tenere nel palazzo dei gatti domestici per cacciare i topi. I primi ad arrivare furono quelli di razza Blu di Russia, che la zarina fece arrivare con un carro da Kazan, luogo della Russia Centrale. 
La loro permanenza fu costante fino ai giorni dell'assedio di Leningrado durante la II Guerra Mondiale, durante il quale, come tutti gli animali della città, scomparvero per il triste destino che li fece diventare cibo con cui si sfamò la popolazione stremata.
Vi ritornarono nel Dopoguerra, questa volta provenienti dalla città di Yaroslvl e dalla Siberia,  e fu nel 1995 che Maria Haltunen (foto sotto), 


assistente del Direttore del Museo, andando nei sotterranei, scoprì dozzine di gatti affamati e abbandonati che la guardavano.


Ideò allora la campagna "Un Rublo per un Gatto" per nutrirli e pagare le spese veterinarie.


Oggi i gatti vagano per il Palazzo e sono talmente conosciuti che la regista inglese Margy Kinmonth li ha voluti anche nel documentario girato in due anni dal titolo: Hermitage Revealed. 


Non cacciano più topi, anzi sono grassi e pigri, ma secondo l'attuale Direttore del Museo, il loro odore serve da deterrente ai ratti e, aggiunge con un pizzico di ironia, che finché ci saranno i gatti, vuol dire che nel Museo tutto va bene.

Sarà anche per questo che, quest'anno, il 30 Marzo si è svolta nel Museo la quinta edizione del Giorno del Gatto, in cui sono stati esposti i disegni dei bambini di San Pietroburgo che meglio raffiguravano questi animali, restituiti poi ai legittimi artisti in erba con tanto di diploma che certificava di essere stati esposti nel Museo.

altre foto qui

A chi invece vuol vedere quelli di casa nostra, la viaggiatrice suggerisce una visita alla Biblioteca Classense di Ravenna. Città da visitare per i gatti e non solo. (Se ne è scritto qui e qui)

10 geo-commenti:

  1. Che chicca, Nela! L'archivio sull'intellighenzia felina sta prendendo forma; dovresti inventare un tag apposito ( :) Baci

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    1. Vedrò di provvedere al più presto. Buona domenica, cara gemellina!

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  2. San Pietroburgo è tra le mete dei miei sogni. Luogo in cui mi toccherà andar da sola visto che il coniuge non ha alcuna intenzione di spostarsi verso Oriente (sostiene che l'Est non lo incuriosisca affatto. Neanche l'Est più vicino a noi). Una passeggiatina alla Classense tornerei a farla molto volentieri...

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    1. Io somiglio un po' al tuo consorte: l'Est vicino e la Russia non mi hanno mai entusiasmato, così non potrei accompagnarti all'Hermitage, per Ravenna, invece, ti accompagno quando vuoi!

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  3. Ma dai, non lo sapevo (dovrei saperlo, forse, in quanto ex russista con tanto di laurea mai usata)! Dell''Hermitage ho un ricordo bellissimo, anche se non ho memoria, perché La Danse è indimenticabile.

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    1. Come si sarà capito dalla (non) frequenza dei miei post sulla Russia, non sono molto amante di questo paese. Tu sei rimasta estasiata da La Danse, io mi sarei fatta forza per andarci solo per i quadri di Chagall. Per fortuna però li ho già visti alla GAM di Torino e a Milano, quindi mi accontento.

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    2. Oh, io non sono per niente amante di quel paese, ecco il perché della mia laurea mai usata. Però ho un ricordo di San Pietroburgo (che quando la visitai aveva appena cambiato nome da Leningrado) come di una città molto bella.

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  4. Ti faccio una proposta. Neanche io ho mai visitato San Pietroburgo: ci andiamo insieme, tu come gattofila e appassionata d'arte, io come storica dell'arte saremmo davvero una bella coppia di turiste!

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    1. Che bella idea! La prendo in considerazione, non d'inverno, però eh?! Là fa troppo freddo.

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    2. Hei, voi due, mica vorrete lasciarmi a casa?

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