Scatole cinesi, un detective irlandese e una scrittrice greca


Malgrado il titolo, Scatole cinesi, questo poliziesco non è ambientato in Cina.


Malgrado la persona parrebbe Pris, replicante impersonata da Daryl Hannah in Blade Runner, questa è in realtà l'autrice di origine greca del libro di oggi:


 Titolo: Scatole cinesi (2012) 
 Originale: Kinezika koutia (in lettere latine)
 Autrice: Soti Triantafillou
 Traduttore: Giuseppina Dilillo
 Pag: 224
 Editore: Voland

Malgrado il titolo richiami le ventidue collezionate dal detective, queste sono anche la chiave di lettura per lo stesso libro. Per chi le non conosce, il concetto è simile alle matrioske russe, scatole inserite una nell'altra, come descritte a pagina 6 del libro:
Quando se ne apre una, all'interno ce n'è un'altra più piccola, chiusa. Per estensione, mistero non risolto.

Per fugare ogni minimo malgrado sul chi, sul come, sul dove e sul quando, il Prologo del romanzo spiega: siamo a New York, nel 1989, quando la criminalità raggiunse livelli elevatissimi.


Stuart Malone, il detective protagonista è un quarantenne dal viso rosso, mezzo irlandese ma nato a Manhattan, per la precisione a Hell's Kitchen. Abita a Chinatown e vive nella zona di Meat Market, profondo conoscitore della comunità cinese, legge il China Daily e soffre d'insonnia, malgrado i medicamenti cinesi che gli consiglia il Dottor Liung, e quando riesce a dormire e a far sogni si affida per la loro interpretazione alla numerologia cinese. 

...i turisti - "i buzzurri dello Utah" insisteva Malone - si aspettano di trovare a Chinatown un pezzo di Shanghai, di Hong Kong e di Macao: dissoluzione e piaceri peccaminosi; al loro posto, trovavano untume, odori asfissianti di olio di origano e patchouli, fast food come ... (Pag 80)

Malone è un reduce del Vietnam, ma non solo, lo è anche dalla polizia ufficiale e da un rapporto di coppia. Mentre spera ancora che la sua donna ritorni, (Allison lo ha lasciato da quattro anni), si rassegna invece pazientemente a tutte le storpiature che la gente intorno a lui fa del suo cognome: Marlowe, Malùn o Malòf. 
La sua vita scorre monotona. La sua morale: Poliziotti non si diventa, ci si riduce (pag 25).Il suo credo: New York è come una città problematica del 3° mondo (pag 30).

Attraverso Malone assistiamo a sette omicidi accomunati dal disegno di un cervo impresso come un timbro sulle vittime, che lui, affiancando con riluttanza la polizia del Distretto, tenta di risolvere anche con l'aiuto della simbologia e numerologia cinese. 
Il tutto nel corso di quattro stagioni, durante le quali l'autrice farà scandagliare a Malone-Marlowe-Malùn-Malòf i quartieri (allora) più degradati di New York come il Bronx dove l'essenza della pericolosità è una scritta con lo spray, No Easy Walk, fino a Hunts Point, il nadir del degrado di NY, simile alla periferia di Addis Abeba per le carcasse di auto bruciate. 

Come nella sua vita, anche nelle indagini traspare la rassegnazione e l'impotenza che lo porta a dire: I criminali sono organizzati, i disorganizzati siamo noi(pag 154).

(Photo: D. Winter for NYT)

Lo sguardo di Malone ci mostra persino il Capodanno Lunare cinese di Chinatown sotto una luce diversa: quando la folla si è dispersa e per strada un vento gelido spazza via teste di draghi di carta, nastri multicolori, capsule di fuochi d'artificio, coriandoli, lanterne rosse si carta di riso, maschere di unicorni e di leoni.

La conclusione di questo libro parrebbe lontano dalle happy end (qualsiasi esse siano) di cui ci ha abituati una certa cultura americana.

Ma occorre non farsi fuorviare: siamo in America sì, ma il detective protagonista è un mezzo irlandese con la passione per tutto quanto è Cina, il quartiere è multietnico, la storia ambientata in un periodo buio per New York. 

Malgrado queste caratteristiche e, soprattutto, senza dimenticarsi l'origine greca dell'autrice, occorre considerare come terminavano le tragedie greche: con la catarsi. 

Se lo terrete a mente, allora avrete di fronte un romanzo gradevole. Malgrado tutto.

Di Soti Triantafillou se ne è parlato qui



8 geo-commenti:

  1. Già alla signora Soti Triantafillou la faccia da delinquente non manca
    per cui non mi stupirei se alla fine si scoprisse che l'assassina è lei.
    In ogni modo quel senso di impotenza che ha Malòf è quello ch ho io sti giorni
    nemmeno eso di casa, finirà? O è meglio che non finisce?
    lui almeno aveva qualcosa su cui indagare.

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    1. Finirà, te lo auguro! Nel frattempo puoi guardarti su la EFFE la rassegna film festival del lunedì: solo film che hanno qualcosa da dire, come dici tu. :-)

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  2. Ciao Nelasan
    quando l'ho letto ho pensato a te:

    http://www.internazionale.it/reportage/2016/01/18/hong-kong-librai-scomparsi

    Un bacione da B'bay

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  3. Grazie! In effetti anch'io avevo letto qualcosa e stavo preparando un post. È una situazione non bella e purtroppo per HK credo non sia ancora finita. Un bacione anche a te. PS ti scrivo presto in privato.

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  4. Ripensando agli ultimi libri acquistati e a quelli ancora da leggere (un quantitativo immane), mi rendo conto di avere un solo giallo in libreria(da te suggerito, of course).
    Urge correre ai ripari...

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    1. Se è quello che penso (quello della Redondo, intendo) credo difficile suggerirti qualcosa di altrettanto valido anche se quello che sto finendo di leggere adesso e potrebbe essere la risposta italiana a quello della Redondo non è male. Ne scriverò presto.
      PS sai che anch'io ho il libro di Lisboa scritto da Pessoa? Io però in italiano, editore Voland.

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    2. In merito alla Redondo pensi benissimo. Ora però mi hai incuriosito sulla risposta italiana...

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    3. Ancora qualche giorno, devo completare una...indagine e il post sarà pronto.

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