Il cargo giapponese - il rimorchiatore Klemens. Relitti e delitti

(Screenshot da GoogleMaps)

Questa è una storia di delitti, direbbe Lucarelli. Invece qui di storie ce ne sono due: una con molti delitti, l'altra con uno solo ma contro l'ambiente.

La prima è la trama di un giallo:
 
Titolo: Il cargo giapponese
Autore: Giorgio Manacorda
Editore: Voland
Pagine: 128
Anno di pubblicazione: 2014


dove l'immagine di copertina, una tempera dipinta dall'autore, è troppo diversa da quella inquietante del cargo descritta nella trama.

La lettura si rivela un moto ondoso, come quello a cui sono soggetti tanti relitti arenati.
Si oscilla fra il desiderio di finirlo in fretta, quasi come un relitto che desideri adagiarsi definitivamente sulla battigia e quello inverso di allontanarvisi, riprendere il mare, che per chi legge significa navigare per le pagine di altri libri.

Per l'ispettore Sperandio si può nutrire affetto: è misogino, sfortunato con le donne e fedele al suo labrador, ricambiato. L'altro amore della sua vita sono la poesia e i libri, per cui preferisce  trascorrere molte ore nelle librerie, anzichè andare inultilmente in ufficio.

Poi c'è il cargo.... 
- Abbiamo una nave fantasma che è piombata sul nostro porto schiacciando barche e strutture. (pg 19)

Un cargo battente bandiera giapponese, dal nome Tokyo Blues. Squilibrato e sbilenco, non risulta registrato da nessuna parte, ormeggiato nel porto di Cagliari, dopo esseri schiantato su una delle banchine.  
   
Infine ci sono dieci delitti che ruotano attorno al suo mistero. Vittime i troppo tatuati giapponesi della Yakuza yakuziani per Sperandio, marziani invece per noi, per come risultano troppo strani in una Cagliari dal panorama di un azzurro abbacinante.

Un'ultima occhiata allo sterminato panorama che si godeva dalle finestre dell'ufficio, un abbacinante azzurro che non si capiva se era solo cielo o cielo e mare. Quando è troppo è troppo. Troppo azzurro... (pg 20).
   
Di troppo non c'è solo il cielo, ne' i cadaveri che spuntano sul molo nei modi più spettacolari, raccapriccianti o simbolici, al ritmo poetico di versi endecasillabi e le tante citazioni di poeti, scrittori, romanzi
Di troppo c'è anche il finale: un epilogo imprevedibile, che lascia squilibrati e sbilenchi, oscillanti e perplessi. Troppo surreale, troppo metaforico, troppo ...titanico.

(Klemens - Photo by F. Zillmann 2004)
  
Rifiutando il troppo della storia del libro, ci spostiamo alla seconda, quella del relitto nella foto d'apertura, anche questa avvolta in un mistero
Il Klemens si trovò in difficoltà la notte del 12 Dicembre 1996 al largo di Vila Nova de Milfontes in Portogallo. 

Il rimorchiatore aveva quattro uomini d'equipaggio inesperti, era senza documenti di viaggio e assicurazione, inoltre non si poteva risalire al porto in cui era registrato dai numeri sullo scafo a prua, perché erano stati limati.

Su questo "Titanic del Sudovest" non venne mai avanzata richiesta da alcun armatore.  I quattro naufraghi olandesi una volta salvati e interrogati furono vaghi, dissero che erano partiti da Leeuwarden per raggiungere Portimao, ma furono colti dalla furia del mare con onde alte 6 metri e i motori andarano in avaria. Dopo aver ispezionato la barca senza trovarvi ne' documenti ne' droga, la Capitaneria li rilasciò. 
(Klemens - Photo by F. Zillmann 2007)
 

(Photo by J.P. Ferreira 2015)
Oggi è in atto un rimpallo di reponsabilità fra chi dovrebbe bonificare l'area togliendo il relitto, situato fra l'altro all'interno del Parco Nazionale della Costa Vicentina. Per alcuni di questi enti è solo un rifiuto solido urbano di pertinenza del comune. Un rifiuto il cui smaltimento si aggirerebbe intorno ai 20/30.000 Euro, così questo Olandese Volante, o meglio quel che ne rimane, resta ancora là. 

Anche in questa storia c'è qualcosa di troppo. Di troppo esoso, in questo caso.

Sotto il video con un...Lucarelli versione portoghese sulla storia del rimorchiatore.






4 geo-commenti:

  1. Se lo portavano via subito ci guadagnavano qualcosa
    ma siccome l'hanno lasciato rovinare dal mare
    (forse per colpa di un magistrato che non l'ha dissequestrato in tempo), adesso costa un pacco di soldi pe smaltirlo.
    Uguale all'Italia, non riusciamo a capire cosa sia il buon senso.

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    1. Hai ragione, io però mi sono anche chiesta se l'Interpol non doveva avere un ruolo in tutto questo. Va bene che non trasportavano droga né altro di illegittimo, ma se ti trovi con un'imbarcazione con i numeri di riconoscimento visibilmente limati (si vede chiaramente dalla foto del 2007), mi chiedo: "Non si dovrebbe comunque andare più a fondo e capire chi c'era dietro a quei 4 olandesi?" Per me i portoghesi sono stati un po' faciloni.

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    2. Ma certo, faciloni alla grande...
      a meno che non vogliano sembrare faciloni;
      pensa se dietro a tutto sto caos ci fossero stati i servizi di qualche Paese amico, non sarebbe successo quel che è stato?
      Oppure pensa se fossero stati i servizi segreti del Portogallo stesso.
      Oppure ancora se i 4 "naufraghi avessero fatto parte di una organizzazione che gli investigatori portoghesi hanno ritenuto di non dover "diosturbare".
      Ce n'è abbastanza per scrivere uno dei tuoi gialli preferiti. Ciao.

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    3. Mai pensato di scriverne uno? Il materiale non manca, specie in questi giorni che i giornali parlano di navi fantasma che spariscono dai radar nel bacino del Mediterraneo. Buono domenica Numa!

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