Fratello Kemal val bene una (Buch)messe (e Arjouni un ricordo)

(Buchmesse Frankfurt 2014 - Stand Diogenes Verlag - Foto: dpa)

Il resto della serata alla Casa della letteratura e al bar del Frankfurter Hof trascorse in quel clima elettrico ma, con poche eccezioni, privo di eventi che dopo un pomeriggio passato allo stand della casa editrice mi era ormai quasi familiare e che sembrava costituire l'atmosfera tipica della fiera. La gente parlava e beveva molto, ma data la quantità di persone, amici, conoscenti e colleghi con cui avrebbe voluto parlare e bere, non aveva mai il tempo di portare a temine un discorso o a volte anche solo di finire una frase. Un po' come se avessero riempito una stanza di trottole che si scontravano solo per un breve momento e cambiavano quindi direzione per scontrarsi subito dopo con altre, e così all'infinito. (Fratello Kemal, Pag 181)
 
Ci sono eventi che pare si incrocino per strane coincidenze.


Così, mentre si termina l'ultimo romanzo di Jakob Arjouni e del suo detective turco-tedesco Kemal Kayankaya, si legge della decisone della Merkel di avviare il processo contro il comico tedesco su richiesta del presidente turco Erdogan e che il paese ospite dell'ormai prossimo Salone del Libro di Torino sarà uno in cui pesa (o meglio dire pesava?) più l'influenza dei petroldollari che l'assenza di diritti e libertà: l'Arabia Saudita.

Titolo: Fratello Kemal (2014)
Originale: Bruder Kemal (2012)
Autore: Jakob Arjouni
Traduzione: Gina Maneri
Pag: 256
Editore: Marcos y Marcos  

Pubblicato in Italia postumo,  dopo la prematura morte di Arjouni (Berlino, 17/1/2013), questo è il quinto della serie con il detective di origine turca (senza parlarne una sola parola) e con passaporto tedesco.
Post sui romanzi precedenti (qui).
 In quest'ultimo, scritto contro il tempo e contro il tumore al pancreas che inesorabilmente avanzava, Kemal è cambiato. Come se Arjouni volesse che il personaggio sopravvivesse al suo autore, il detective a 53 anni è divenuto salutista:non fuma più, beve di rado birra, si sposta per la città in bicicletta e finalmente convive con la compagna. 

(Arjouni - 2008 - Photo: R.Eberhard)


Nulla dunque della malattia dell'autore traspare e il sardonico senso dell'umorismo di Kemal, a volte anche cinico, è immutato.




L'indagine questa volta è la parodia della nevrotica scena culturale della Buchmesse di Francoforte, incrociandosi con il fanatismo religioso islamico che minaccia un autore arabo ospite al Salone e, così facendo, ne aumenta la popolarità.



...Hakim era un predicatore su posizioni conservatrici, certo, ma non sembrava un pazzo furioso. [...omissis] 
Spesso il problema con i religiosi stava lì: per il novantanove percento erano persone normalissime, ma nel restante uno percento la pazzia era in agguato. Diverso il discorso per il papa, che con le sue pedopantofoline rosse girava leggiadro per il mondo sovrappopolato demonizzando il preservativo: in quel caso la pazzia era del tutto palese. Hakim invece... L'appoggio che per decenni l'Occidente aveva dato a dittatori criminali, be', certo, l'umiliazione che ora si trasformava in rabbia, okay, la legalizzazione dell'hashish, perché no. Ma se aggiungevamo "le vergini infedeli sono il sudiciume sotto il giusto stivale di Dio"... (Pag 122)
 
L'autorevole der Spiegel si è posto la domanda se su questi argomenti si possa ridere, il suo editore americano è invece convinto che non siamo di fronte a un giallo ma a un romanzo politico, anche se, leggendolo, non ce ne accorgiamo.

Qualsiasi sia la chiave di lettura che se ne vuole dare, resta il fatto che la sua ironia ci mancherà. 

Nel suo studio a Berlino, Arjouni aveva una foto di Simenon a grandezza d'uomo. Quel Simenon che poco prima di morire scrisse: "I ricordi che ora sono una parte della mia esistenza sono i raggi del sole, il sapore di gelato".


(Foto: G. Knechtel)

Per Arjouni invece erano i luoghi della sua residenza estiva, in quel Sud della Francia dove aveva lavorato da giovane e dove era tornato.

A Ginestas aveva i suoi bar, i ristoranti, artigiani e cantine vinicole e una casa dove, prima da solo, poi con la moglie americana Miranda e i figli soggiornava per lunghi periodi d'estate.


   



4 geo-commenti:

  1. Io c'ho pensato un po' sopra
    e la decisione dell'Angela mi pare giusta
    per un po' fa star zitto il turco,
    giusto il tempo che ci vuole alla giustizia germanica per formulare una sentenza
    e poi lo sbeffeggerà con una sentenza che gli darà torto
    (al turco)
    A me quell'uomo è antipatico e ho idea che lo sia a perecchia gente
    tra cui probabilmente anche i giudici crucchi.
    Naturalmente ho letto anche il resto del tuo post.
    Buonanotte.

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    1. Ah, certo: le mosse della Diplomatie-Politik sono imperscrutabili.

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  2. Autore a me sconosciuto,casa editrice italiana che amo molto; tempo di fiere... troppe coincidenze. Mi sa che è anche tempo di acquisti.
    Un abbraccio

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    1. L'ironia del suo detective è quel tipo di approccio che spesso manca nel mondo multiculturale di oggi e, in quanto a mancanza, so che il suo autore mi manca molto.
      Buone fiere e un abbraccio anche da parte mia.

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