La provvidenza rossa di Festa il provvido



pròvvido (ant. pròvido) agg. [dal lat. provĭdus, der. di providere: v. provvedere]. –

1. a. Che è solito provvedere con saggezza e senso dell’opportunità alle proprie e altrui necessità


probiviri s. m. pl. [propr. locuz. lat.: probi viri «uomini onesti»] (sing., non com., proboviro o probiviro). – Persone che, godendo di particolare stima e prestigio per le loro capacità e la provata onestà, sono chiamate a far parte di organi collegiali, enti pubblici, associazioni, partiti, col compito di dare pareri, giudicare dell’andamento di un’istituzione, esercitare funzioni conciliative tra parti in contrasto,...
(Fonte vocabolario Treccani)
 

Fatto il debito distinguo fra pròvvido e probiviro, il giallo La provvidenza rossa  (ma è poi giusto definirlo giallo?) parla di probiviri.

L'ingegnere Mario Cavenaghi in quella giornata di novembre, quando Dondi l'aveva cercato subito dopo l'inconro con Pessina era a spasso pre il lungo vialone che, attraversando Cinisello, collega Monza a Milano. Stava cercando una canna da pesca. 
Cavenaghi si era laureato al Politecnico di Milano, trentenne, un metro e ottanta, biondino, occhialuto, miope. Vestito con giacche  quadrettoni  che andavano molto fra i professori e i laureati del Poli. (pag 77)



Siamo nel 1977 e a Cavenaghi, vicepresidente dei probiviri regionali del PCI lombardo, viene affidata dal Partito l'indagine parallela a quella condotta dall'ispettore di polizia Modena, sull'assassinio a colpi di Machinenpistole MP40 della compagna Bruna Calchi, fioraia iscritta al PCI nella sezione Sempione.





Festa ci descrive la Milano di allora. Riporta con dovizia di particolari le piazze. Non quelle in senso metaforico, protagoniste delle manifestazioni, bensì del loro lato architettonico:

piazze non risolte, come Piazza 6 Febbraio, o Piazzale Loreto, disordinata esattamente come gli altri analoghi luoghi milanesi, o la piazzetta dell'Umanitaria, regno dell'ombra. Per lui esiste la maledizione dei milanesi non capaci di realizzare belle piazze. 
Rincara la dose sui palazzi: i drammi tipici degli edifici milanesi che non curano quasi mai la loro parte posteriore.
Tantomeno salva gli architetti, persi nei convivi salottieri con l'insterilimento della capacità di intervenire sulla città con rispetto della storia e dello stile.

Pamphlet anti-Milano?

Tutti sapevano che Marus era il capo dei comunisti della Fiera. [...omissis...]. Era un sardo, sul metro e settanta, magro, capelli e occhi nerissimi, vestito in grigio Upim,  (Pag 315)

Struttura fisica, altezza, colore occhi, taglio capelli, abbigliamento e atteggiamento. A ogni personaggio la sua descrizione, fra profilo proletario e testo di articolo di moda. Solo per i principali? No, per tutti, anche per quelli non presenti nel listone di 5 pagine, inutilmente stampata a fine romanzo. Posta all'inizio avrebbe forse evitato l'ubriacatura da nomenklatura che fa sviare (volutamente) dalla trama.

Più che in commissariato, l'indagine si aggira per uffici sindacali, federazioni e sezioni di partito e, soprattutto per ristoranti.

Dondi aveva convocato Cavenaghi nell'infame Trattoria da Lina, in piazza Segrino dietro la federazione: tavolini di palstica, vassoietti di finto legno su cui consumare il pranzo, tovagliolini di carta apparentemente usati. Un posto in cui si mangiava così male che - secondo il presidente dei probiviri - le spie li avrebbero lasciati in pace per paura di rovinarsi lo stomaco. (Pag 284)

Relazioni e delazioni, dissuasioni o decisioni sono ... apparecchiate davanti a cotolette, polenta o altri piatti della gastronomia lombarda. Ogni volta con minuziosa descrizione provvidenziale.  Recensioni stile vintage Tripadvisor?

La scelta rifletteva senza dubbio lo stile della casa, doppiezza dove era possibile, ambiguità dov'era necessario, non far mai capire che cosa bolliva nel PCI, seminare un gioco di ombre e contrombre su tutto. (pag 209)

Questa una delle tante stilettate al PCI. Seguono aneddoti su funzionari di partito che pensavano si andasse a teatro solo con biglietti omaggio, (stupendosi dell'esistenza di spettatori paganti), diktat del partito che spingeva i funzionari a sposarsi, dirigenti addormentati alle riunioni e altre varie amenità. Non mancano poi riunioni a Mosca con colleghi del PCUS, valutazioni su economia, scenari da Guerra Fredda, intercettazioni ambientali con squadretta imolese, dettagliati accenni alle tribù del PCI, ai militanti partigiani e della resistenza spagnola. 

Filippica o catilinaria contro il PCI?


Il provvido Festa è stato dirigente del PCI nel milanese fino allo sciogliemento del partito, fra i fondatori de "il Foglio", oggi milita nel centrodestra. 

E le indagini sull'omicidio? Non si svelerà qui l'assassino della Calchi, ma chi è l'assassino del libro giallo: è Lodovico Festa. 



Fra filippiche, recensioni, pamphlet, organigrammi da Politburo è riuscito a riempire 527 pagine e ad uccidere una trama. 

 Ci aveva già provato Manuel Vázquez Montalbán a scrivere un giallo ambientato nel PCE, Assassinio al Comitato Centrale. 



A lui bastarono 300 pagine per non scrivere un romanzo eccezionale. 

   
 
    

3 geo-commenti:

  1. IO non so perchè a volte manco su questi fogli
    forse lo faccio perchè quando torno ho più gusto a ritrovarti
    perchè come scrivi te quando parli di gialli...
    ma che te lo dico a fare?!
    Comunque, hai voglia a predicare la trasparenza e la questione morale,
    il fumo nel mio partito c'era e c'è sempre stato.
    alle riunioni che cominciavano alle 8 e mezza di sera
    arrivavano alla spicciolata fino alle dieci e passa
    e ogniuno che entrava aveva una scusa idiota,
    i pezzi grossi arrivavano per ultimi e parlavano per ultimi
    forse perchè siccome gli altri avevano già parlato
    nessuno li contraddiceva più
    la stanza era piena di fumo he si faceva fatica a vedere il vicino di sedia (sedia si fa per dire, erano tutte spaiate
    e ciscuno si aggiustava la sua, io arrivavo con chiodi e martello
    (la falce stava finendo)) e questo era il fumo che faceva meno male.
    Poi è arrivato Veltroni e siamo diventati democristiano con un nome diverso
    ma il fumo è rimasto.

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    1. Quella dei pezzi grossi che parlavano solo alla fine per non essere contraddetti è situazione che nel libro non è riportata, forse perché lo stesso Festa era un pezzo grosso. Comunque, se vuoi confrontarti con quel che ha scritto di veritiero o meno, ti consiglio di prenderlo a prestito in biblioteca. Io mi sono molto arrabbiata con lui prima e con me stessa poi per i 15 euro spesi, il giallo in se' comprende solo un terzo delle pagine del libro. L'avessi avuto davanti gli avrei chiesto un rimborso di 10 euro!

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