L'Arabo di Audouard o delle conseguenze del rancore

(Source Flickr - Photo by Federico Novaro)


Nel scegliere le foto per il post su Le Merle Mocqueur,  Nela San s'imbatté in una con le recensioni dei clienti sul romanzo raffigurato e pensò trattarsi di un giallo. 
In realtà, L'Arabo di Antoine Audouard, non lo è. Tantomeno è definibile noir mediterraneo, poiché con tale accezione s'intende un sottogenere privo, per sua stessa natura, di un finale consolatorio, dunque risulterebbe riduttivo ascriverlo a questa categoria. 
Quindi? 
Quindi questa volta si parla di uno spietato romanzo apologo, cruda favola attuale, realistica parabola laica. 

La copertina dell'edizione italiana sembra anticipare, nel suo minimalismo, quello che ci aspetta.

Titolo: L'Arabo (2011)
Originale: L'Arabe (2009)
Autore: Antoine Audouard
Traduttore: Chiara Manfrinato
Pg: 203
Editore: Isbn Edizioni 

Al rigore grafico si aggiunge, fatto insolito ma di enorme valore, un piccolo e prezioso commento a fine libro della traduttrice. Scelta editoriale apprezzata.

Trama: In una cittadina nel Sud della Francia, un giorno, compare come dal nulla un ragazzo schivo, silenzioso. Lavora senza creare problemi, ma è arabo. Affitta una cantina nella piazzetta in cui vive anche Mamine, vecchia incattivita e obesa che proietta su di lui ossessioni e rancore, facendolo  diventare il catalizzatore delle pulsioni, l'elemento-altro da aggredire e espellere dalla piccola comunità.

"C'è uno straniero nella piazzetta degli Uomini, e se si chiama piazzetta è perché è piccola, fidati. Dalle nostre parti conosciamo gli antenati di tutti, persino dei cani. Da che mondo è mondo ci siamo noi e nessun altro, per noi intendo Noémie, Trevor e io, in fondo alla strada ci abita mio fratello José, vicino ai  pozzi c'è la casa dei Gimbert dove non viene più nessuno, e poi la casa di Clément, il fratello di Juste, ..." (Pg 72)

Cruda favola, si diceva, che pare uscita dalla penna dei fratelli Grimm, con un paese fittizio come anche lo sono i nomi: la piazzetta degli Uomini, l'isola dei Ratti, la strada delle Pietre o quella dell'Oblio.
Poi i personaggi: uomini, donne e persino bambini blesées par la vie, li descrive l'autore, tutti vinti con vite dai destini amari.

Era peggio alla tv, dove non passavano né i silenzi, né le mani giunte, né le strane voglie di stare insieme che nascevano fugacemente tra gli esseri più distanti e separati. Restavano solo la rabbia e la paura, la paura di trovarsi sul prossimo autobus al quale il prossimo nero, il prossimo arabo avrebbe dato fuoco. (pg 128)

Apologo triste, anche, su certa sottocultura che porta a rifugiarsi nei media protettori-giustizieri.

Mamine, rassicurata, guardava la tv in attesa del momento in cui sarebbe stata la tv a guardare lei. 

Se la calunnia è un venticello che alla fine rimbombare l'aria fa, come ne Il Barbiere di Siviglia, qui è diluvio universale. 
Quello dell'acqua torrenziale che inonda il paese e di cui Audouard fa sentire il forte rombo della piena con pagine dannatamente realistiche, metafora del gonfiarsi della calunnia, presagio di tragedia annunciata. 


Ma anche realistica parabola laica.

...Noi che non siamo Alte Autorità democraticamente elette per vegliare sulla Beata Sicurezza del Popolo abbiamo il compito di continuare a considerare gli esseri umani per quello che sono, non a classificarli come "terroristi" e "non terroristi". Nellla vita possono succedere cose... Per quanto riguarda lui, non te l'avrei mandato se avessi pensato che poteva essere pericoloso. Pensavo fosse in pericolo, ecco la differenza. (Pg 110)

Qualcuno ha scritto di trama scontata dal finale ottimista e semplicistico.

Antoine Audouard in realtà ha scritto un libro sul rapporto di alterità; una trama...attesa e dal finale amaro, che spesso ricorda il vissuto giornaliero, ma anche con contenuti positivi.

Col suo romanzo crudelmente feroce, lui ci ricorda che si può essere positivi e crediamo non sia per caso se ha chiamato Juste uno dei pochi personaggi del libro che questa positività la esprime.

(Source: Slog.fr)
Noi invece, giustamente, ci ricordiamo che oggi ricorre il suo compleanno e vorremmo congratularci per il romanzo, oltre a fargli gli auguri, ça va sans dire.  

Antoine Audouard 
Parigi, 6-8-1956


3 geo-commenti:

  1. Bisognerà leggere anche questo! Come tutte le tue segnalazioni sono sicura che vale la pena!

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    1. Si, libro duro ma interessante. Buona domenica, Grazia. PS ti scrivo in privato presto.

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  2. Magari più in là. Sto già leggendo racconti "crudelmente feroci" e capisco di aver bisogno di un po' di leggerezza. Mi aggrapperò a uno dei tanti gialli acquistati grazie ai tuoi suggerimenti e ancora intonsi.

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