Mongolia - fiaba per Moravia; fogna, fascino e furiosa bellezza per Manook

(la gente dei tombini - foto Mikel Aristegi)

Quel cielo di limpido azzurro che Moravia intravedeva dal buco del soffitto della yurta nel 1976 in Mongolia, non è ciò che la popolazione dei tombini vede nella sua capitale, Ulan Bator, ai tempi nostri.

 (la gente dei tombini - foto Mikel Aristegi)

Non era mai intervenuta in quelle che tutte chiamavano le fogne. La polizia non ci andava mai, per non dover riconoscere l'esistenza del problema. La migliore risposta era che in realtà non c'erano fogne a Ulan Bator. (Pg 92 Yeruldelgger)

Il paesaggio di cui allora scriveva nel Corriere della Sera era visto e vissuto una sola volta, come avviene nei sogni. Per quell'inviato speciale le tende usate dalla popolazione nomade, yurte dall'etimologia turca o gher, parevano enormi torte nuziali e quel paese chiuso nel cuore dell'Asia, circondato da territori già di per sé ermetici dell'URSS protettrice e della Cina ostile aveva come carattere principale l'essere fiabesco.


  A quarant'anni di distanza anche la Mongolia subisce la globalizzazione con le sue negatività che passano attraverso il crimine organizzato, la polizia corrotta, colonizzazioni e sfruttamenti di risorse naturali da parte di imprenditori esteri senza scrupoli. Schiacciata fra Russia e Cina, paesi protagonisti della storia mondiale nel bene e nel male, noi non ci saremmo accorti di tutto questo senza il romanzo Yeruldelgger di Ian Manook.

Titolo: Yeruldelgger (2016)
Titolo originale: Yeruldelgger (2013)
Autore: Ian Manook
Editore: Fazi
Traduzione: Maurizio Ferrara
Pag: 524

Un commissario mongolo, dunque, in forza alla polizia di Ulan Bator, dal nome impronunciabile:
Yeruldelgger Khaltar Guichyguinnkhen.

Ogni mattina in cui si svegliava da un incubo, Yeruldelgger si alzava mongolo, erede di un impero enorme e vuoto, dove gli uomini erano liberi di essere poveri per la grande ammirazione passeggera dei turisti che, con la guida in mano, venivano a spiegare ai mongoli la loro stessa cultura. (Pg 46)
Educato alla saggezza dai monaci guerrieri, amante delle tradizioni ancestrali della sua terra, solido eppure fragile, vittima lui stesso dei crudeli meccanismi della criminalità dei massimi sistemi, Yeruldelgger indagherà su due crimini, apparentemente slegati tra loro, che lo porteranno a confrontarsi col suo passato e con un nemico che conosce troppo bene: Erdenbat, potente magnate a cui appartiene mezza Ulan Bator e gran parte della Mongolia, di origine turca, e suocero dello stesso commissario.


Ian Manook è nom de plume di Patrick Manoukian. 
Giornalista, viaggiatore, editore e scrittore francese di origine armena, si autodefinisce spirito vagabondo e fricchettone. 
Il romanzo originale, pubblicato in Francia dall'editore Albin Michel, ha venduto oltre 200.000 copie e ottenuto numerosi premi come miglior polar fra cui il Grand Prix des lectrices Elle, section policier nel 2014.

Nonostante i suoi 75 capitoli, il thriller ha una scrittura scorrevole, ricca di colpi di scena fra tradizione e contemporaneità, descrizioni di un agire furiosamente cruento e pennellate di paesaggi poetici che svelano il grande amore che lo scrittore nutre per questa terra.

Avvertimento. Si può essere coinvolti da un fenomeno strano: quello per cui  dopo aver divorato interi capitoli, si rallenta di colpo la lettura a trenta pagine dalla fine, per non volerlo terminare troppo in fretta.

Niente paura! Mentre in Italia si legge il primo libro con protagonista l'ispettore, i cugini d'Oltralpe hanno già letto il secondo da oltre un anno (Les Temps sauvages) e si accingono forse a terminare il terzo (La Mort nomade) pubblicato da Albin Michel il mese scorso. Dunque lettura di uno, di due e di tre, ricorda qualcosa?

Ah già, le triologie! 
 

Curiosità Nr 1: ognuno dei 75 capitoli ha come titolo la frase di chiusura del capitolo stesso;

curiosità Nr 2: malgrado abiti a Parigi, l'autore è pure sympa e parla la nostra lingua.   

Ah già, è di origine armena...

 
    

  

6 geo-commenti:

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    1. Grazie a te di esser passata di qui. Un caro,saluto e un abbraccio.

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  2. Ma tu con i gialli fai davvero il giro del mondo. Mica come me, che devo sempre stare appresso a questi americani...

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    1. Già, ma il mio giro del mondo è puramente virtual-letterario. A presto, Silvia!

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  3. Bella segnalazione! E bel personaggio ( l'autore :-) Sono stata in Mongolia e tornarci attraverso un romanzo mi attira! :-)
    Buona domenica!

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    1. In effetti, leggendolo, ho pensato spesso che molte cose di quel paese tu le hai conosciute e viste. Ricordo ancora la splendida foto che avevi nel tuo blog. Un buon inizio di settimana, gemellina!

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