Fatto di sangue - il Guernica di Alzamora

(Sant'Eulalia - Convento Cappuccini Sarrià)

L'angelo, non c'è bisogno di dirlo, è un mostro, che si impietosisce di altri mostri. E Dio, l'enorme mostro larvato nelle pieghe dell'universo, osserva compiaciuto le creature che abbandonano la bara e si disperdono tra gli uomini. E sorride. (Pag 128 - Fatto di sangue)

Fatto di sangue, del maiorchino Sebastià Alzamora i Martín, trae spunto da un episodio realmente accaduto a Barcellona agli inizi della Guerra Civile (1936/'39), quando i religiosi venivano giustiziati dagli anarchici. 

(Convento di Sarrià - Luglio 1936)

La storia segue il dipanarsi di una fuga pianificata da un gruppo di frati maristi che vogliono scappare in Francia, una badessa e ventisette monache che nascondono nel loro convento cappuccino di Sarrià il vescovo di Barcellona e un vampiro che si aggira, malgrado la luce, nella città distrutta per placare la sua sete di sangue. Tutto mentre un commissario di polizia, Gregori Muñoz, deve indagare sulla tragica morte di un frate e un bambino.

Dire che ci si avvicina alla lettura col pregiudizio basato sul confronto con Il nome della rosa è, per noi Italiani, naturale. 
Dire che la sua parte iniziale, apparentemente incongruente, porta ad esserne prevenuti e a raffrontarlo con Il silenzio dei chiostri di un'altra famosa catalana, Alicia Giménez-Bartlett, lo è altrettanto, per noi lettori di gialli.

Pur con tali preclusioni, ci si accorge presto di esser di fronte a un romanzo trasversale, costruito da diversi generi letterari: noir ma nondimeno comico, storico e tuttavia gotico, in cui la lenta trama poliziesca sfuma in altro, nella categorizzazione dei mostri.

(L'autore - Photo source El Paìs)
 Alzamora è come un abile burattinaio che muove i fili di diverse creature, umane e non, descrivendone dettagliatamente pensieri, parole e azioni che li svelano mostri ai nostri occhi. 

Lo chiamavano così (Zoppo di Sant Elies, ndr) per via dell'antico convento situato nell'omonima strada, che adesso serviva da quartier generale per il comitato della FAI e da centro di detenzione, dove, sotto  il comando di Escorza, si praticavano assassini e torture sistematiche, la cui descrizione riusciva a far impallidire i più duri rivoluzionari. Ma nessun altro aveva la freddezza, la determinazione e, soprattutto, la carognaggine assassina di Manuel Escorza, storpio di corpo e d'anima. (Pag 54)

Sia il FAI, Federazione Anarchica Iberica che Escorza sono realmente esistiti e forse il nostro pregiudizio iniziale si basa proprio sulla conoscenza sommaria di una guerra che non ci apparteneva perchè in altre faccende affaccendati, ancora lontani da un'informazione tempestiva e globale e dall'Europa Unita.
Eppure il quadro della Barcellona di Alzamora non si discosta da quello ben più famoso del Guernica di Picasso.

Tutto il sottosuolo di questa città è imputridito dalla paura dei sui abitanti. La paura è una ruggine che si diffonde come la salsedine del mare, aderisce al selciato delle piazze, alle pareti degli edifici, alla pelle delle persone, e trasforma tutto ciò che tocca in una massa amorfa e indistinta, una palla intrisa di veleno che rotola giù lungo il pendio dell'estinzione. La paura svuota le orbite degli occhi, mozza le lingue nelle bocche... (Pag 129)

Quando, verso la fine del romanzo, si compongono le tessere di questo mosaico di generi, si legge in un crescendo d'intensità, di intrighi, di incalzanti inquadrature da piani diversi, improvvisi fermoimmagine e ribaltamenti di scena.
Le mostruosità umane sono tutte presenti a quella resa dei conti finale. Alzamora ce li descrive così: fossilizzati con le loro armi, e anche irrigiditi, come se fossero stati ritratti in una fotografia disperata. (Pag 286).

Pare quasi di assistere a una scena dell'Apocalisse, ma l'autore ci ricorda in nota a fine romanzo che molto di quanto scritto si basa non su radici bibliche ma su un libro di Miquel Mir El preu de la traïció e che la memoria e l'immaginazione possono camminare fianco a fianco per qualche tratto, ma seguono strade diverse. 
Anche Alzamora può camminare al fianco di Eco e della Giménez Bartlett e seguire strade diverse.  
In tal modo, abbandonati pregiudizi e confronti, Fatto di sangue è di ... mostruosa bellezza    

Titolo: Fatto di sangue (2013)
Titolo originale: Crim de sang (2012)
Autore: Sebastià Alzamora
Traduzione: Stefania Maria Ciminelli
Editore: Marcos y Marcos  
Pagine: 304

Vincitore del Premi Sant Jordi 2011
 

13 geo-commenti:

  1. Cavolo, questo mi ispira parecchio! Magari ci scappa per Natale.

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    1. In fin dei conti, anche qui si parla di religioni, anche se in modo più virulento. ;-)

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  2. Monster, come tutti i conglomerati il cui fascino rissiede proprio nell'essere il frutto di una somma di identità..
    Difficile resistere alla tua recensione..
    :-)

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    1. Un siffatto commento, scritto da te, mi lusinga e non poco. Un abbraccio e un buon fine settimana, gemellina!

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  3. Ti lascio qui i miei auguri, gemellina:-)

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  4. Anch'io ti lascio qui i miei auguri di un bellissimo 2017!

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    1. Grazie, Silvia, contraccambio: che sia un anno strepitoso e ...pieno di Bene! (In antitesi con l'altro soggetto che nemmeno citerò)

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  5. Son tornato ora e ho sentito la necessità di venire ad augurare un felice 2017 ad alcuni blog (in verità 4 ) che nel corso dell'anno mi hanno aiutato a riempire la vita, te non potevi mancare.
    BUON 2017.

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    1. Grazie, Numa, li contraccambio a te e a tua moglie e spero che al momento la neve li da voi non dia troppo disturbo.

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  6. WOW, che recensione convincente; da leggere.

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    1. Lusingata, ne approfitto per augurarti, da qui, un anno pieno di cose buone e molta serenità.

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