Alentejo blu - Monica Ali che non stette abbastanza qui

(tramonto alentejano - Ph. Nela San)

La sfida più difficile per un artista divenuto famoso con la sua opera prima, è superare o solo ribadirne il successo con la seconda.

In questo caso è accaduto alla scrittrice anglo-bengalese Monica Ali, alla seconda fatica letteraria con Alentejo Blu, dopo il successo del suo primo romanzo, Brick Lane.

Autore: Monica Ali
Editore: Marco Tropea Editore
Traduzione: Lucia Fochi
Pagg: 255

Parlare di fatica è appropriato: deve esserle stato pesante lo scrivere, tanto da intuire che dietro ad uno dei personaggi ricorrenti del libro, Harry Stanton, scrittore inglese in crisi di ispirazione, si celi lei stessa.
Ciò anche avvalorato dalla stessa ammissione di Ali: la prima idea era che il romanzo dovesse ruotare attorno a lui. Proposito successivamente abbandonato per una costruzione prismatica di storie di gente che vivono, hanno deciso di vivere o semplicemente transitano per il villaggio alentejano di Mamarrosa (luogo di finzione).

Quell'Alentejo che fa dire ad uno dei personaggi di essere nel bel mezzo del nulla, si svela dolcemente e al tempo stesso violentemente nel primo capitolo col ritrovamento da parte dell'ottuagenario João del suo amico Rui, impiccatosi in un albero da sughero centenario. La pietas con cui il vivo libera l'amico morto, la storia della loro gioventù sotto la dittatura di Salazar e ai tempi della Rivoluzione fino alla scoperta del loro rapporto amoroso soffocato e segreto è potente e delicata al tempo stesso. 

Ma per Ali il villaggio, per piccolo che sia, deve raccontare altre storie: quelle degli expats dalle vite sregolate e poco edificanti come lo scrittore, venuto qui in isolamento volontario, tentando di scrivere fra una bottiglia di whisky e mattine trascorse completamente sdraiato sul pavimento della cucina, dove faceva più fresco, e di altri suoi connazionali, come la famiglia dei Potts sporchi-alcolizzati-e-sbandati e di coppie di scontati turisti britannici.
La domanda su questi expats che sorge spontanea soprattutto alla viaggiatrice-ora-stanziale non riceve risposta dall'autrice, se non con un'altra delle sue tanti frasi sospese che si incontrano leggendo:
quello che ci si chiede sempre non è perché sei venuto qui, ma perché te ne sei andato. 
(Traduzione: già faccio fatica a portare avanti una trama e tu mi chiedi anche perché questi fricchettoni sono arrivati fin qui?!)

A parte il primo capitolo, unico veramente ben calibrato, quelli che seguono mostrano una mancanza di orchestrazione, di dialoghi strutturati, di una trama lineare o di varie che confluiscano in un finale, tanto da chiedersi perché Ali non abbia optato per un'antologia di racconti.

... preferendo [Harry Stanton n.d.r.] molte sere condividere l'aperitivo con il pastore, con il quale fare conversazione non era necessario né, del resto possibile.

L'impressione di arrancare nella lettura ricorda l'interruzione delle trasmissioni di una televisione in bianco e nero o, come si dice oggi, la temporanea disconnessione, giacché spesso è proprio la comunicazione o meglio la sua assenza o intermittenza che ne caratterizza le pagine.

Non è quindi una sorpresa se la disarmonicità del libro abbia attirato prima le critiche di autorevoli quotidiani britannici, come The Independent (a holiday reading to be forgotten as soon as it is consumed) e, alla sua uscita in Portogallo, quelle di molti blogger del paese, che l'hanno accusata di inesattezze grossolane e molti luoghi comuni, fino ad arrivare a farne un caso di studio all'Università di Lisbona. Un docente ha infatti tenuto un seminario sulla visione distorta di Ali sul colore locale che dovrebbe descrivere le peculiarità dell'Alentejo; titolo: "Decolorazioni esotiche in Alentejo blu di Monica Ali.

Vorremmo dire a Ali che non basta raccogliere  racconti di storie più o meno incompiute sentite durante le vacanze estive a casa di amici inglesi in Alentejo.
Forse avrebbe dovuto aspettare, scrivere anni dopo i suoi soggiorni alentejani, che ora trascorre in una casa da lei stessa acquistata a São Luis, vicino ai luoghi di cui ha scritto, .

São Luis - Ph. Nela San

Poiché tuttavia gli Inglesi che risiedono stabilmente in Alentejo, di portoghese, han solo la targa dell'auto usata comprata qui e per il resto son troppo intenti ai loro esercizi spirituali di Brexit quotidiani, isolati linguisticamente e territorialmente, abbiamo qualche dubbio che mai riuscirà a calarsi qui.

São Luis - Ph. Nela San

Abbiamo però una certezza:  alla lettura di come viene descritto il suo territorio, Alentejo gets blues.
E mai titolo fu più azzeccato.

 
 


6 geo-commenti:

  1. ...insomma un flop. Peccato, perchè l'avrei letto per tornare attraverso un romanzo in Portogallo. Comunque sto leggendo Tabucchi :-) ( "Per Isabel: un mandala" )

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  2. Si, è un flop e sai cosa mi disturba? Il fatto che i nostri quotidiani nazionali più blasonati non hanno avuto il coraggio di pubblicarne una recensione obiettiva. Comunque, presto pubblicherò di un romanzo sul Portogallo che è tutto tranne un flop. Buon fine settimana, gemellina.

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  3. Ah, bene, quindi aspetto il romanzo che non è un flop!
    La scorsa settimana, a Mantova, ho ascoltato il buon Agualusa (ma che bello sentir parlare di nuovo in portoghese. Un portoghese limpido che anche un orecchio arrugginito come il mio riusciva a comprendere). Letto nulla? Questo mix di Angola - Brasile - Portogallo mi ha incuriosito non poco.

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    1. Il romanzo-che-non-è-un flop arriva domani qui, sul blog. (Eh, eh,eh)
      Di Agualusa no, non ho letto niente ancora.

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  4. Uh, questi scrittori pressapochisti! Sapessi quanti ne traduco!

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    1. Devo dirti che ti ho pensato spesso leggendo questo libro nella sua traduzione italiana. Ovvio che la traduttrice Italiana non poteva sapere delle inesattezze scritte in portoghese ma colui/colei che lo ha tradotto in portoghese, deve essere stato/stata in forte imbarazzo.

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