BATTAGLIA DI OURIQUE: UTILITA' DEL SATELLITARE NELLE CONTESE




Ritorna irritato alla chiesa, ne scuote le fortissime porte (è una costruzione immensa, e si dice che vi siano dei pannelli di azulejos che rappresentano episodi della battaglia di Ourique), ma il santo del luogo non si commuove. Se le cose fossero organizzate in maniera conveniente, in mancanza del prete si presenterebbe alla porta un angelo, scuotendo le ali per rinfrescarsi, e domanderebbe: “Che vuoi?” E il viaggiatore: “Vengo a vedere gli azulejos”. L’angelo ribatterebbe: “Sei credente?” E il viaggiatore, confessandosi: “No, non lo sono. Ha importanza per gli azulejos?” E l’angelo: “Nessuna. Puoi entrare”. Così dovrebbe essere. (Viaggio in Portogallo, José Saramago)


Se fosse ancora in vita, Saramago sarebbe contento di non dover più rincorrere preti o cercare perpetue tenutarie delle chiavi di chiese, come gli accadeva nel  1980. 
I meravigliosi azulejos settecenteschi sulla Battaglia di Ourique possono essere ammirati senza lunghe attese all'interno di una chiesa, anzi una Basilica Real che svetta imponente da qualsiasi parte si arrivi in città. 
La viaggiatrice-stanziale ringrazia il viaggiatore-Saramago.




Qui tuttavia iniziano gli interrogativi: perché la chiesa non si trova a Ourique, ma a Castro Verde, a circa 15 chilometri di distanza?

Semplice: la mitica battaglia in cui nel 1139 Alfonso Henriques (1109-85), nipote di Alfonso VI re di Castiglia e Leon,  sconfisse con le sue truppe, seppure in inferiorità numerica, quelle di cinque re mori Almoravidi, segnando di fatto l'indipendenza del Portogallo è di tale rilevanza per il paese da essere rappresentata sulla bandiera nazionale, dove cinque scudi blu rappresentano i cinque re mori sconfitti e... da essere oggetto di dispute sull'esatto luogo in cui ebbe luogo. 

Dimenticatevi dunque che le contese si limitino a una secchia rapita, come per la battaglia di Zappolino fra Modenesi e Bolognesi (1325); qui storici, archeologi, medioevalisti, ricercatori araldici e nostalgici della monarchia ancora s'azzuffano su ettari di planicie alentejana per rivendicare il cosiddetto Campo de Ourique che ancora oggi non si sa bene dove fosse.

Più vicino a Ourique? Ecco dunque un Miradouro nel punto più alto della città

dove fra un tripudio di fiori e panchine si erge severa la statua di colui che si autoproclamò primo re del Portogallo


come a dire: se a Castro rivendicate il luogo della battaglia con una basilica, a Ourique lo testimoniamo in modo laico. Il potere temporale sovrasta quello spirituale e la chiesa spunta un po' più in basso del monumento al re guerriero.

  
Nel caso poi non ci si volesse inerpicare fin lassù, (i paesi, in Alentejo, non son quasi mai in piano), ogni singolo lampione della pubblica illuminazione sta a ricordarvi che D. Afonso passò proprio qui!


Gli storici pro-Castro Verde fanno comunque notare che c'è un nesso ben preciso fra il luogo della battaglia e la loro città. Sì, si chiama Battaglia di Ourique ma perchè a quel tempo Castro Verde non esisteva ancora e la zona così estesa prendeva il nome dalla città più vicina (Orik, Ourique): Campo di Ourique, ma è sul loro territorio che si è consumata la tenzone, a circa tre chilometri da lì, a São Pedro das Cabeças, dove sono stati rinvenuti scheletri separate dalle teste, segno inequivocabile... 
Poi ci sono i documenti della visita di Re Sebastiano che nel 1573 arrivò qui, smontò da cavallo per camminare nel luogo in cui il Re Dom Afonso Henriques vinse i Mori e, in sua memoria, fece erigere una Ermida nel punto più alto della zona (245 s.l.m) da cui si poteva spaziare su quei campi divenuti mito e,



in seguito, la Basilica Reale.

Fra mito e leggenda si narra che questa cappella luogo di pellegrinaggio venisse poi ricostruita con uno dei più famosi marcos geodésicos del Portogallo (il cono rovesciato nella foto sopra) e che appartenesse a un gruppo di sette cappelle sorelle, tutte visibili le une dalle altre:

Anche il dittatore Salazar volle onorare il luogo di alto significato nazionalista, facendo porre qui un cippo commemorativo nel 1940.

Malgrado documenti, ossa, re e dittatori c'è ancora qualcuno però che mette in dubbio che São Pedro das Cabeças sia IL luogo. Vicino a Ourique c'è un paese che anticamente si chiamava São Pedro, e rivendica come luogo della battaglia verosimilmente un grande spazio oggi luogo di pascoli e sovrastato da un monte (fattoria) abbandonato, chiamato Quinta Nova (foto sotto).
 


Comunque la si pensi, la Battaglia di Ourique è ancora oggi commemorata con festeggiamenti. 
Dove? A Ourique. 
No, a Castro Verde. 
No, a Ourique. 
No... 
Va bene! A Ourique E a Castro Verde.  
Tutte le foto di Nela San

12 geo-commenti:

  1. Titolo simpaticissimo, come tutto il tuo racconto:-)
    Buona serata, gemellina!

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    1. Sai, mentre in Nord Corea sparavano missili e tutti sapevano esattamente dove cadevano, io leggevo della contesa su questa battaglia, giacché molti dicevano che andavo a passeggiare in quei luoghi, altri invece sostenevano il contrario. Da lì il titolo del post è nato spontaneamente. :-)

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  2. va bene, festeggiatela dove volete,
    a me quello che m'ha colpito è
    "La Basilica Real"
    Come a dire che la religione è a disposizione del re
    preciso preciso come da noi,
    dove la repubblica è a disposizione dal Vaticano.

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    1. Devo confessare che mi sto facendo una certa idea sulla religiosità portoghese, dove Fatima è considerata da molti solo una macchina per far soldi, il matrimonio fra coppie omosessuali è diventato legge molto prima che in Italia, ora si sta per promulgare la legge sull'eutanasia e gli anziani, quando dici: "A domani!", rispondono "Se Dio vorrà!" Che a me ricorda molto l'inshallah arabo.

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  3. Si percepisce il nesso stretto tra il Portogallo "Corona" e la "Colónia":
    azulejos come affreschi che ci raccontano la vita, soffitti rivestiti di tavole dipinte,
    cappelle solitarie e splendenti e chiese di blu e bianco dipinte; sono elementi che si ritrovano anche a Bahia, l'antica capitale del Brasile.

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    1. Hai perfettamente ragione. D'altronde non è un caso se anche moltissima della letteratura portoghese contemporanea volge lo sguardo alle sue ex-colonie, a cui dedica molto spazio anche nei telegiornali nazionali (persino a Timor Est).
      Bahia, deve essere bellissima. Peccato che i miei viaggi in Brasile si sono limitati a Rio e São Paulo, ma erano di lavoro.

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  4. Bahia non è più la bellissima di Jorge Amado, ma le testimonianze portoghesi non hanno perso il loro fascino. Può darsi che tu la conosca un giorno ... se Deus quiser :)
    Anche qui la religiosità è un mare pescoso: mi piacciono molto gli intrecci tra cattolicesimo e candomblé. Per tanto tempo si è parlato di sincretismo, ma in questi ultimi anni, c'è un'inversione di tendenza: il candomblé rivendica la propria identità.
    Timor-Est, non ne conosco praticamente nulla, ho scoperto la sua esistenza al momento delle guerre d'indipendenza. Il legame Portogallo-Oriente si nota, qui, in alcuni dettagli architettonici portati dai gesuiti, pietra miliare del Brasile, nonostante le vicissitudini che vennero poi.
    Finora, ho guardato il Portogallo stando sull'altra sponda; un altro punto di vista - il tuo - sarà interessante.

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    1. Ti ringrazio, io sono solo una piccola osservatrice e, quando qualcosa mi incuriosisce, tendo e tendo ad approfondire, ove possibile.

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  5. Ma tu sei veramente una super esperta del Portogallo! Chissà che guida fantastica saresti!

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    1. No, non super esperta, ma molto stimolata da quello che mi sta attorno, sí, questo sí. :-)

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  6. Mi hai fatto venire una tal volgia di inerpicarmi...

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    1. Beh, qui c'è solo l'imbarazzo della scelta ;-)

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