IL LAWRENCE D'EURASIA DI CACCIATORI NEL BUIO



 Angkor 2013 - Ph. Claudia Cencic
E poi, alla fine gli uomini bianchi non erano uguali? Cosa stavano cercando? Non lo sapevano neanche. Sua padre usava una bella espressione che veniva dai libri di storia: cacciatori nel buio; indicava gli irrequieti cortigiani della corte imperiale nel Giappone medioevale, sempre a caccia di vantaggi personali. Ma anche, come amava aggiungere suo padre, della feicità. Era il suo modo preferito per riassumere i giovani contemporanei. La sua generazione devastata ea un'altra questione. (Cacciatori nel buio - pag. 117)

Lawrence Osborne è considerato uno dei migliori autori contemporanei di thriller. Paragonato a Graham Greene per la sua scrittura, può essere considerato un dandy per chi lo vede nelle foto sul web, ritratto su sfondi  o...

quant'altro di esotico,  
(foto di N. Chen). 

Classe 1958, l'autore inglese ha vissuto per un decennio a Parigi, poi a New York (collaborando con famose testate giornalistiche), Messico e Istanbul fino a stabilirsi dal 2009 a Bangkok.


Non sappiamo se sia contento di essere definito expat o più semplicemente barang, (straniero) ma si suppone che non lo sia, visto come li dipinge nel suo romanzo. 

Erano borghesi e disoccupati, o così sembrava; ormai la loro istruzione valeva poco e parevano in grado di rimediare abbastanza soldi da potersi congedare con raziocinio per mesi e mesi di file. Un tempo i khmer li guardavano dal basso. Ma adesso la sporcizia, la trasandatezza, e l'indisciplina ne avevano appannato l'immagine, proprio quando cinesi e thailandesi avevano cominciato ad avere grosse somme di denaro. I barang non sembravano più formidabili come i loro nonni, anche se i loro nonni erano stati hippie degli anni Sessanta. Almeno gli hippie all'epoca avevano classe... (pag 163)

Titolo: Cacciatori nel buio (2017)
Titolo originale: Hunters in the dark
Traduzione: Mariagrazia Gini
Editore: Adelphi
Pagg: 277








Trama: Robert Grieve è un ventottenne insegnante inglese, venuto in vacanza in Cambogia per nessun motivo. Un ignavo, in perenne oscillazione fra il desiderio di sparire dalla sua piatta vita occidentale e un'ingenuità tale che lo porta a cacciarsi nei guai, fidandosi di persone inquietanti. Una di queste è l'americano Simon,  stronzo fancazzista, già in Cambogia da parecchi anni, che aveva imparato a guadagnare soldi in modi nuovi, si era adattato alla rovina e l'aveva trasformata in un tipo di felicità. (pag 146) 
    
Iniziare un thriller dove non appare alcun crimine per una cinquantina di pagine è un atto di fede. 
Per un romanzo edito da Adelphi si può fare. 
Leggere una storia ambientata in Cambogia ma scritta da un inglese (senza ancora averne letto la biografia) è ancor più un atto di fede, viste le precedenti esperienze di un deludentissimo poliziesco ambientato in Thailandia, ma opera di un suo connazionale, John Burdett, (si evita il rimando a quel post).

Fortunatamente Osborne non è Burdett.

Ph. Claudia Cencic

 Così salì da solo, improvvisamente rabbuiato, con le zanzare che gli pungevano il collo, finché sbucò sopra le chiome piatte degli alberi in una luce ingigantita e all'orizzonte una foresta senza vuoti, ininterrotta, come uno strato di alghe che galleggia nell'acqua.
Wat Banan era disseminato su tutta la cime della collina. I blocchi scuri color tè erano sparpagliati in ammassi che nessuno smuoveva da mille anni. (pag. 36)
 
Si è detto che pare un dandy. Lo è anche per la scrittura: elegante, dettagliata, puntuale. Scrive bene, Osborne, senza deludere nella trama, nei capovolgimenti di alcuni personaggi, buoni o cattivi secondo le situazioni, e neppure annoia quando sapientemente dosa la storia recente del paese: i Khmer rossi del regime di Pol Pot.

Scrive maledettamente bene, al punto da ribaltare le nostre certezze sulla superiorità della cultura occidentale, come quando fa tenere al personaggio del dottor Sar (cambogiano passato indenne dal regime) una lectio brevis a Robert.

"Secondo me qui tutte le tendenze della vostra cultura, [...omissis], hanno raggiunto il loro culmine., Capisci cosa voglio dire? Veniva tutto da voi. Se quei ragazzi non fossero andati alla Sorbona, se fossero rimasi nelle scuole buddhiste, avremmo avuto la solita monarchia corrotta del Sudest asiatico,, con piccoli crimini qua e laà, ma niente di più. Non ci sarebbero stati gli stermini ne' il dominio assoluto. [omissis]
Prima ci scaricate addosso bombe per mezzo milione di tonnellate, poi ci date un'ideologia micidiale come il comunismo che stermina un quarto della popolazione, poi ci mandate i vostri missionari a insegnarci come dev'essere il nostro comportamento sessuale. (pag 198)

E mentre ci si ripromette di documentarsi meglio su quel pezzo di storia e si riflette sui personaggi, su Oriente e Occidente, e, su tutto, chi siano veramente i buoni e i cattivi, il thriller va avanti,



 Ph. Claudia Cencic

sinuoso e impetuoso al tempo stesso. Come il Mekong.

PS un sentito ringraziamento a Claudia, senza il cui contributo, questo post non avrebbe avuto le appropriate testimonianze fotografiche.
     




3 geo-commenti:

  1. e dopo questa recensione, e dopo che la figlia è pure andata in Cambogia quest'estate, come potrei perdermelo?

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    Risposte
    1. Non ti deluderà e...te lo consiglio vivamente (visto che tua figlia è già tornata a casa)

      Elimina
  2. Che bella questa recensione. Come sai, anche a me è piaciuto molto

    RispondiElimina

 

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