Le Gomme: ceci n'est pas un polar (?!)



Anno 1953: Simenon pubblica tre romanzi con protagonista Maigret; Agata Christie corente con la par condicio ne scrive uno con Poirot e l'altro con Miss Marple; aldilà dell'Atlantico, Chandler pubblica un nuovo hard boiled.
Magritte dipinge Golconda, (dopo la famosa pipa ne La Trahison des images) e la corrente del cubismo analitico di cui fece parte Picasso è già finita.

Nonostante la premessa paia fuori ...post, in realtà non lo è: in quello stesso anno Alain Robbe-Grillet pubblica l'edizione originale de Les Gommes, recentemente riproposto dalla triestina Nonostante edizioni.
  

Titolo: Le gomme. Con un saggio di Roland Barthes (2017)
Originale: Les Gommes (1953)
Autore: Alain Robbe-Grillet
Traduttore: Franco Lucentini
Editore: Nonostante edizioni
Pagg: 324   

Un poliziesco in cui, per dirla come Ricardou nella fascetta dell'elegante edizione italiana dalla copertina bianca lucida-opaca, le regole del genere sono sovvertite perché "l'indagine precede l'omicidio e, precedendolo, lo determina".   

Originalità che incuriosisce ma, leggendolo, ci si accorge presto che siamo lontani dai canoni del genere usati dagli altri autori sopracitati. 

In una giornata di inizio inverno, in una grigia città portuale non meglio precisata è l'alba, il padrone di un caffè-affittacamere inizia a sistemare i tavoli e le sedie. E' solo sulla scena, ci dice l'autore, e come prologo a quanto accadrà nel giro di ventiquattr'ore, i movimenti bruschi, quasi rabbiosi, del personaggio ci paiono l'avvio ben strutturato in un'opera di teatro di prosa. 


Un crimine è perpretrato quasi subito: vittima, criminale e collusi, personaggi di varia umanità cominciano a muoversi nelle pagine, mentre il commissario e l'agente speciale Wallas indagano.

Sarà quest'ultimo in particolare che seguiremo per tutto il libro, nel suo perdersi (a volte rendendosene conto molto tempo dopo) fra ponti, canali e strade della città in cui è stato inviato alla ricerca di prove che portino alla soluzione del caso in ventiquattr'ore.  
E' la disposizione particolare delle strade di questa città che lo obbliga a chiedere continuamente la strada e a nuove deviazioni  dopo ogni risposta? Già una volta si era sbagliato  tra queste biforcazioni impreviste e questi vicoli ciechi, dove si è tanto più sicuri di perdersi, quanto più si riesce, per un gioco del caso, a camminare in linea retta. (pg. 159)
Wallas non è il solo a perdersi nel reticolo labirintico della città. Il lettore stesso è perduto, ciclicamente risucchiato in quello che, cinematograficamente, pare un film-loop, ma che qui, per Robbe-Grillet ha letterariamente le fattezze di un copia-e-incolla delle stesse righe con dialoghi e situazioni ripetuti a più riprese, in pagine diverse, di cui però ci viene svelata la diversa prospettiva solo dopo molti paragrafi.
 

Un'operazione di scrittura spiazzante. Oltre a sfasamenti di piani spaziali e temporali la trama è sacrificata da interminabili elenchi di oggetti, descritti in modo maniacale anche quando non rivestono alcun ruolo nello svolgimento della storia, che ne smembrano la fluidità come fossimo difronte a una tela di quel cubismo analitico citato in apertura. 


- Sì. Che tipo di gomma?
Già, proprio questo è il punto. Wallas ripete una volta di più la descrizione dell'oggetto che cerca: una gomma morbida, leggera, friabile, che lo sfregamento non deformi ma riduca in polvere, una gomma facile da tagliare e la cui sezione sia liscia e lucida, come una conchiglia di madreperla.  [...omissis...] Era una sorta di cubo giallastro, di due o tre centimetroi di lato, con gli angoli leggermente arrotondati, forse dall'usura. Il nome del fabbricante era impresso su una delle due facce, ma ormai era quasi illeggibile. Si potevano decifrare soltanto le due lettere centrali, "di", ma doveva essercene almeno un'altra prima e altre due dopo. (pag 154) 


Faticosamente, si ritrova ritmo verso la fine del romanzo, qualche ora prima dello scadere delle fatidiche ventiquattr'ore da quando tutto è iniziato e spiace che molte delle pagine (o delle ore) trascorse in mezzo, siano state deludenti, perchè il finale, il finale è degno di un poliziesco classico.


PS se pensate che l'oggetto che Wallas desidera ripetutamente comprare e che dà il titolo al romanzo sia determinante per risolvere il giallo, beh, toglietevelo dalla testa, anzi cancellatevelo. Le gomme non vi mancano. 


7 geo-commenti:

  1. Il romanzo mi sembra non ti abbia del tutto convinto ma penso sia stato divertente scoprire e portare in primo piano un simile repertorio di gomme ( tutti, penso, le abbiano adorate da bambini :-)

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  2. Il romanzo mi sembra non ti abbia del tutto convinto ma penso sia stato divertente scoprire e portare in primo piano un simile repertorio di gomme ( tutti, penso, le abbiano adorate da bambini :-)

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    1. Hai colto in pieno i miei giudizi e sentimenti. Confesso che quando nella mia camera d'albergo a Shanghai c'era un qualcosa come "mini courtesy Office" , non ho resistito e la gomma è venuta con me in Italia. :-)

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  3. Trattandosi di gomme non sarebbe possibile cancellare le pagine noiose?
    Ci sono delle pagine che quando le leggo mi perdo e penso altrove
    poi mi accorgo di aver letto per un quarto d'ora senza aver capito niente.
    Quelle pagine che dici te mni sà che sono così.
    Buona notte.

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    1. Aldilà dell'aver postato immagini di gomme, coerentemente col titolo del romanzo, molto probabilmente ci poteva essere il messaggio intrinseco di voler cancellare quelle pagine. Tesi quasi esatta, considerando che durante la lettura ho spesso pensato che il romanzo sarebbe stato infinitamente più scorrevole senza quei voluti copia-e-incolla. Ma Robbe-Grillet era il paladino del Nouveau Roman. Contento lui...

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  4. Però c'è la traduzione di Franco Lucentini!

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    1. Esatto, Silvia e sai quante volte leggendo il romanzo mi sono domandata se anche lui era spiazziato da quel modo di narrare. Poi mi son detta che non poteva esserlo, credo che, al contrario di me, conoscesse già il Nouveau Roman di cui l'autore era uno dei maggiori rappresentanti.

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Viaggiatrice Giallamente Ferrata (definizione di Baba Talpa), portoghese dentro, ammalata di ... lusitanitudine, in viaggio fra pagine di libri gialli, scaffali di librerie e biblioteche e altri mondi.

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