Catarina Efigênia Sabino Eufémia o dell'Antigone portoghese

(statua di Catarina, nella rotonda di Baleizão)

Non andrete a Baleizão per caso. Non ci andrete per vedere chiese, parchi naturali o altro. Non ci passerete nemmeno per un itinerario turistico. 
Neppure se sbagliate strada, arriverete a Baleizão!
Dovrete andarci appositamente.  
, prima di entrare in paese, vedrete quel segnale stradale che indica di svoltare a sinistra.

(Photo Nela San)
In mezzo a quei campi oggi a ulivi e viti, potete aspettarvi di tutto ma di certo non ciò che sta in fondo al corto sentiero bordato di fiori bianchi e gialli e che s'incunea in una proprietà

Se vi arriverete in una di quelle giornate di luce abbagliante come solo l'Alentejo sa dare, resterete sorpresi da una falce scintillante, spietatamente alzata ad indicare il Monte do Olival, la casa-fattoria con chiesa annessa, che in cima alla collina dominano solitarie il latifondo in cui si fece un piccolo frammento di Storia portoghese.

(Photo Nela San)

(Photo Nela San)

Ai piedi di quella falce (e martello), una lapide svela dove fu uccisa Catarina Efigênia Sabino Eufémia il 19 maggio 1954.
Era nata il 13 febbraio del 1928, analfabeta e bracciante rurale come tanti di questa regione; contadini senza terra, al servizio dei padroni dei latifondi durante il regime salazarista; ne scrive Saramago nel libro Levantado do chão.

Titolo emblematico per quei tempi: testualmente significa "rialzato dal suolo" e c'è da biasimarne la traduzione riduttiva e per niente calzante in Una terra chiamata Alentejo, perché il suo vero significato letterale ha valenza adeguata anche in questa storia.


Catarina lavorava nelle terre del latifondo, mieteva il grano e come tante madri portava con sé il più piccolo dei suoi tre figli, di otto mesi. 
Quel giorno di maggio andò con altre contadine dal fattore; reclamava un aumento della paga giornalieria da 16 a 23 escudos (da 8 a 12 centesimi di Euro). 
Allarmato dalle quattordici donne, il servitore del padrone, corse a Beja a chiamare il proprietario e, naturalmente, la Guardia Nazionale.
Decorso frequente: le condizioni disumane di lavoro sfociavano in tumulti e scioperi rurali, i fattori o i padroni richiedevano l'intervento della Guardia Nazionale e puntualmente la sedizione era soffocata duramente. 

Quel che accadde poi potrebbe considerarsi il sacrificio di una moderna Ifigenia, riscritta in poesie epiche o drammatiche, come questa di Sophia de Mello Breyner Anderson, (traduzione di Roberto Maggiani):
 
 Il primo tema della riflessione greca è la giustizia
Ed io penso a quell’istante in cui restasti esposta
Eri gravida tuttavia non arretrasti
Perché la tua lezione è questa: fronteggiare

Ebbene non mandasti un uomo in tua vece
E non restasti in casa a cucinare intrighi
Secondo l’antichissimo metodo obliquo delle donne
Né usasti manovra o calunnia
E non servisti solo per piangere i morti

Era arrivato il tempo
In cui era necessario che qualcuno non arretrasse
E la terra bevve un sangue due volte puro

Perché eri la donna e non soltanto la femmina
Eri l’innocenza frontale che mai arretra
Antigone posò la sua mano sulla tua spalla nell’istante in cui moristi
E la ricerca della giustizia continua


Ancora oggi le donne più anziane di questa zona, parlano di quella giovane, incinta del quarto figlio, brutalmente assassinata solo perché aveva fame. 
Non era gravida in realtà, ma poco importa per la Verità e la Storia.

A una domanda del tenente Carrajola, all'arrivo dei militari, Catarina Eufémia   replicò che volevano soltanto « lavoro e pane »; lui, per reazione, la gettò a terra con uno schiaffo. 
Catarina allora si levantou do chão dicendo: « E ora mi ammazzi! ». Il militare tirò fuori la pistola di ordinanza e le sparò tre colpi a bruciapelo, ferendo anche il suo bambino. 
Un destino beffardo volle che Catarina morisse pochi minuti dopo, in quella terra rossa del suo sangue, fra le braccia di Francisco Nunes, il padrone del latifondo, che in un ultimo gesto di pietas verso la donna urlò al tenente: «Ma cosa fa? Sparisca! Ha già ammazzato una donna, cos'altro vuol fare?».  

Come tutte le storie che finiscono per avere un eroe suo malgrado, Catarina Eufémia divenne per il Partito Comunista Portoghese il simbolo della resistenza alentejana al regime.

(Álvaro Cunhal - membro PCP - abbraccia la madre di Catarina
 nel 23º anniversario della sua morte - Fonte Observador)

E poiché ad ogni azione corrispondono sempre reazioni antitetiche, anche qui ci fu calda e spontanea emozione opposta a gelida e calcolata manipolazione.

Dopo l’autopsia, temendo la reazione della popolazione, le autorità decisero di svolgere il funerale di nascosto, anticipandolo di un’ora rispetto all’orario annunciato. Malgrado lo stratagemma, la gente accorse quando stava per iniziare. Ci furono grida di protesta e la polizia per reprimere la manifestazione spontanea, picchiò i familiari della vittima, i contadini di Baleizão e altre semplici persone di Beja venute per rendere omaggio alla salma. 
Per quei trafferugli, nove contadini furono accusati di offesa all’autorità e la maggioranza di essi condannata a due anni di carcere con la condizionale.
La bara fu portata via in fretta, sotto scorta della polizia, non al cimitero di Baleizão, ma a Quintos (paese del marito di Catarina, António Joaquim do Carmo), a circa 10 chilometri di distanza.

In un rapporto del 1° novembre 1969 il Comandante della Guardia Nazionale  (GNR) di Baleizão descrisse la gente del paese come "di indole cattiva" e "con idee sovversive abbastanza radicate". 
La versione su quel 19 maggio riportata fu:
"una schiera di contadine, istigate da agenti comunisti, si diressero alla Herdade do Olival al fine di obbligare, con minacce, un altro gruppo di mietitrici in quella proprietà, ad abbandonare il lavoro, per esigere salari esagerati e provocare disordini. Durante tale sommossa un gruppo di donne, di cui faceva parte Catarina Eufémia, si diresse verso il comandante della forza in modo minaccioso e quando costui tentò di persuadere le ammutinate a disperdersi, a causa dell'automatismo dell'arma, accidentalmente partì un colpo, senza alcuna interferenza da parte del suddetto ufficiale". 

Il tenente João Tomás Carrajola fu trasferito a Aljustrel dove morì nel 1964.
Non subì mai alcun processo.

Nel 1974, i resti mortali della giovane, furono finalmente riportati nel cimitero di Baleizão.
 
 PS
Traendo spunto dalla poesia di Sophia de Mello Breyener e dalla condizione femminile, lo sceneggiatore e direttore teatrale Luís Vicente mise in scena alcuni anni fa la storia di Catarina. 


A noi sembra ancora di profonda attualità.

 





8 geo-commenti:

  1. Solo pochi anni fa non lo avrei mai immaginato ma storie come questa continuano ad essere drammaticamente attuali, grazie per avermela fatta comoscere

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    1. Grazie a te, di passare di qui. Questa è una delle tante storie che ho appreso dalle mie vicine di casa alentejane (come quella divertente della spiaggia di Messejana che non ha il mare o quella misteriosa del danese morto impiccato e nudo). Parto dal loro racconto orale e finisco a documentarmi in biblioteca e sui giornali locali :-)

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  2. Questi pezzetti di storia fanno rinascere quel senso di appartenenza alla Sinistra che oggi s'è perso, i nostri giovani non capiscono la deriva in cui stanno portando, col loro voto scellerato, il Paese ma non è colpa loro, noi, la famiglia e la scuola non abbiamo saputo dar loro quel senso civico che avremmo dovuto. Grazie per l'istruttivo documento.

    Ho visto questa cosa in giro per la rete:
    https://siviaggia.it/notizie/netturbini-aprono-una-biblioteca-coi-libri-trovati-nella-spazzatura/200128/?ref=libero

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    1. Siamo andati a Baleizao appositamente e entrambi siamo rimasti molto colpiti. Non che di storie simili non ce ne siano state anche in Italia, ma, come ho scritto, quel monumento, lì non te lo aspetti. Quanto al senso civico, del tutto d'accordo: da tempo vado dicendo che a scuola dovrebbero ripristinare "Educazione civica" (magari civico-ambientale) e siccome anche i genitori non l'hanno fatta (io la feci, ma sono in generazione "nonni") dovrebbe essere estesa per obbligo anche a loro.
      PS Grazie della segnalazione, vado a leggere

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  3. Sono rimasta così colpita, e in un certo senso "incantata" e "pietrificata", che non so cosa scrivere, se non GRAZIE. Io sono sempre affascinata da questi tuoi post alentejani

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    1. La mia passione per quel paese è un po' ..."tabucchiana"; mi passerai questo termine, anche se musicalmente non suona benissimo?
      Ascolto le storie e, non contenta, le approfondisco sui testi che trovo.

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  4. Bello questo tuo atto di omaggio a Catarina. Grazie per avermi fatto conoscere la sua storia e fatto vedere la sua terra.

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    1. Ti confesso che nel sentire con quale emozione ne parlano ancora mie vicine alentejane, sono andata in quel luogo quasi in punta di piedi, per non disturbare il silenzioso rispetto della Natura li intorno.

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