Libraio per caso - Hugendubel: paradosso tedesco di un bolognese romantico

(Libreria Hugendubel - Francoforte - Ph. Librarythink)

La foto parebbe quella di uno shopping center o un aeroporto, ma quel dettaglio alla vostra destra fa intuire che si tratta di una libreria. Anzi: La Libreria per antonomasia, secondo Montroni.


"Andiamo a vedere cosa fanno i tedeschi che quanto a libri sono quarant'anni più avanti di noi anche in libreria. Andiamo a imparare e, molto onestamente, anche a copiare.


Pensate, è nell'isola pedonale, tutto un palazzo. Hanno sventrato un cinema, sloggiato gli uffici. In cima ha una bellissima cupola di vetro, e le scale, l'armonia, i colori e tutti quei libri". (pg 277)

Così il bolognese la descriveva ai suoi feltrinelliani librai nel 1991, in autobus verso il Salone del Libro di Francoforte, (articolo de la Repubblica, in appendice al libro).

 
Titolo: Libraio per caso (2010)
Autore: Romano Montroni
Editore: Marsilio
Pagine: 356

Autobiografia di colui che iniziò a lavorare come fattorino alla Libreria Rizzoli di Bologna, divenendo poi libraio, senza aver mai posseduto una libreria.  
Un paradosso? In un certo senso sì; ma non è il solo della storia.

La lettrice cercava la risposta a una domanda semplice: si può coniugare un grandissimo amore come quello dell'autore per la libreria anche quando essa diventa parte di una catena imprenditoriale?
  
Quindi c'era grande curiosità nel leggere della vita di Montroni e di quella della "sua creatura", la Feltrinelli di Piazza Ravegnana. Testimonianza di una perfetta simbiosi, fatta di amore, sacrificio, entusiasmo, abnegazione, solidarietà e aneddoti curiosi.


(Torre Asinelli - Corridoio "ottico" del Rizzoli - S. Michele in Bosco)


Come quello della scelta della sua ubicazione, in una città, la Dotta, che già ne vantava altre prestigiose, frequentate da grandi letterati fra i quali Carducci, Pasolini e Eco.
Giangiacomo (Feltrinelli N.d.r.) prese un rilevatore contapersone, andò a Bologna e si sistemò in Piazza Ravegnana. Il risultato del test lo convinse: aveva trovato la sede perfetta. (Pg 49) 
Sede perfetta allora (era il 1963) come oggi; ancora punto d'incontro per antonomasia per molti (ci si vede davanti alla Feltrinelli, sotto le Due Torri).

In quegli anni iniziò lo stretto sodalizio fra libraio e editore; fino al 1972, anno della tragica morte di quest'ultimo, raccontata in pagine che vanno oltre il freddo fatto di cronaca, vista la profonda amicizia che lo univa alla famiglia Feltrinelli. (Giangiacomo e Inge Feltrinelli e il loro figlio, Carlo - Foto Ugo Mulas)

Frammenti di Storia intrecciati: d'Italia e di Bologna
Come nell'anno della storica alluvione di Firenze (1966), quando i feltrilleniani bolognesi partono con un camion pieno di segatura e badili per salvare i libri dei loro colleghi fiorentini, o nel 1968 quando la "creatura" rivoluzionaria (che mai ebbe il classico libraio dietro al classico bancone) non contrastò l'esproprio proletario, anzi permise addirittura agli studenti di organizzare incontri dentro di essa, fra cui un concerto di Guccini. Diverso quel che accadde nel 1977, quando le tensioni con l'autonomia crearono una frattura fra studenti e libreria.

Ne' sono mancati aneddoti bizzarri, quando la Delegazione nordcoreana, ospite al Festival nazionale dell'Unità a Bologna, chiede di poter parlare direttamente con Montroni per domandare quante copie del libro del beneamato leader riteneva si potessero vendere. Era il 1974 e i Nordcoreani avevano fatto arrivare a Genova due container carichi del libro Opere di Kim Il Sung.

Tutto raccontato con leggerezza e signorilità, senza mai perdere l'amore per la libreria in senso lato. 
Riaffiora un senso di paradosso: se da un lato si racconta dell'inizio della sua collaborazione con la prestigiosa Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri per insegnare ai librai la gestione dell'intera filiera, dall'altro si legge di librerie indipendenti che fallivano e di altre "creature", alcune rinate dalle loro ceneri ma con insegna Feltrinelli.
Fino agli inizi del Duemila, quando quel qualcosa di magico si rompe.

La nuova classe dirigente non condivideva più la concezione del mestiere del libraio che cercavo di trasmettere ai giovani e che per quarant'anni era stata il patrimonio delle Librerie Feltrinelli. (Pg 179)

La sensazione è l'inevitabile fine del paradosso: il libraio romantico che giunge a scontrarsi con logiche d'impresa.

Stupisce un po' la sua amarezza quando racconta che nel presentare le dimissioni a Carlo Feltrinelli, quest'ultimo reagisce solo con un laconico "dove vai?". Non ci sono sentimentalismi negli ingranaggi di un'impresa. 
Solo in seguito cadrà il velo sull'amarezza: quando a Carlo Donati confessa che Giangiacomo non lo avrebbe mai lasciato andar via (articolo in appendice). 

Il libro si chiude nel 2008, con il rinnovato entusiasmo di Montroni nel plasmare "nuove creature" per la Coop. 
Si rinnova la curiosità: si vorrebbe leggere il seguito dell'autobiografia sulla nuova avventura del libraio romantico fra gli ingranaggi altrettanto imprenditoriali, ma spesso contorti, della cooperazione.

Una delle sue "nuove creature" è la Libreria Coop Ambasciatori (foto sotto): mercato ottocentesco, trasformato in cinema poi chiuso per anni
Tre piani nel Quadrilatero pedonale di Bologna, con la formula di connubio - forzato? - fra i suoi amati libri e il cibo di Eataly del non molto amato Farinetti;

 

nell'isola pedonale, tutto un palazzo. Hanno sventrato un cinema,... . In cima ha una bellissima cupola di vetro, e le scale, l'armonia, i colori e tutti quei libri"

Vi ricorda per caso qualcosa in apertura del post?

PS su Farinetti, interessantissimi gli articoli del suo ultimo ...distro-fico qui, qui e qui.




2 geo-commenti:

  1. Tornare col pensiero ai tempi in cui ero anche io giovane sognatore è sempre una emozione.
    Quando i miei figli avranno la mia età si ricorderanno con emozione gli anni della loro giovinezza?
    Io sognavo la rivoluzione e loro ? un videogioco nuovo forse.

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    1. Non posso dirti cosa ricorderanno i tuoi figli, ovviamente. Posso però dirti che io sono "passata a fianco" della rivolta studentesca del '77 (nel senso che non ero a Bologna, ma in una sede distaccata dell'Università) e non l'ho sognata anzi l'ho considerata una storia indecifrabile (e chi mi conosce sa che ero tutto tranne che una reazionaria)

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