La maîtrise di Lemaitre (e varia diabolicita')

(Pierre Lemaitre)



maîtrise  in lingua francese è controllo, padronanza che, a sua volta, significa conoscenza perfetta.
Dal vocabolario Treccani: avere p. di una lingua; trattare la materia con piena p.; acquistare la p. di una disciplina attraverso l’esercizio. 

 
Esempi e titolo dal gioco di parole che ben si adattano a Pierre Lemaitre, autore parigino della tetralogia sul Commissario Camille Verhœven, umorale e indisciplinato poliziotto della squadra omicidi, alto più o meno come Toulouse-Lautrec, un metro e quarantacinque.  
 
(dal fumetto Brigade Verhœven #1, di Yannick Corboz)


E poiché spesso la padronanza si raggiunge con la perseveranza, è automatico il rimando al detto "...perseverare è diabolico".

Di diabolico c'è più di una cosa nei libri di Lemaitre, come la diabolica perfezione chirurgica con cui le vittime sono orrendamente sfigurate dal criminale di turno; un comun denominatore nei personaggi della serie Verhœven, presente anche nel suo romanzo non poliziesco, Ci rivediamo lassù (originale: Au revoir là-haut), dove il protagonista, sopravvissuto alla Grande Guerra ma orrendamente sfigurato, adotta una maschera. (fotogramma dal film Au revoir là-haut, 2018)

Padronanza per diabolico perseverare, che gli è valsa un César (foto a fianco) per la sceneggiatura del film (gli altri quattro per miglior regia, scenografia, costumi e fotografia), cinque anni  dopo aver vinto il Goncourt 2013 col romanzo.



Teoria basilare del Lemaitre-maître à penser è quella di avere due punti fermi fin dall'inizio della narrazione, ovvero come comincia e come finisce il romanzo. 
Mai come in questo caso, ciò si deve applicare alla tetralogia o perlomeno alla trilogia di Verhœven (escludendo Rosy & John), giacché questi polar  (romanzi polizieschi in francese) deviano nel noir personale della vita del commissario.

Non si è diabolici, elencandoli qui in ordine di pubblicazione per opera originale ma con le copertine dell'edizione italiana. La vera diabolica è stata la  Mondadori che non li ha pubblicati nel corretto ordine temporale. Lecito il quesito se abbia avuto scarsa considerazione della memoria dei lettori italiani della serie, pubblicando Alex prima di Irène.  
 

Travail soigné (2006), pubblicato in Italia col titolo di Irène (2015),

Editore: Mondadori  Pag: 360  Traduzione S. Ricciardi
Una serie di crimini apparentemente illogici coinvolgono la squadra di Verhoeven che lentamente si convince che il serial killer uccide selvaggiamente, mettendo in scena macabre rappresentazioni ispirate a famosi romanzi di  Ellroy, Hammett, Ellis e Sjöwall-Wahlöö. Con Irène, Lemaitre ha voluto rendere omaggio alla letteratura poliziesca.



Alex (2011), edizione italiana del 2012 con lo stesso titolo,
Editore: Mondadori  Pag: 364  Traduzione S. Viviani


E' la segnalazione di un rapimento da parte di un testimone oculare a mettere Verhoeven sulle tracce di una ragazza senza nome, sequestrata e rinchiusa in una gabbia di legno da qualche parte. Se inizialmente il lettore è in apprensione per la vittima, col procederte della storia, c'è un ribaltamento di giudizio: la vittima diventa carnefice. Malgrado gli indizi sfuggenti e mutanti, il commissario scoprirà una vecchia storia che si cela dietro crimini apparentemente slegati fra loro.

Les Grands Moyens (2011),
nato come feuiletton digitale per i-phone e tablet, ripubblicato nel 2013 col titolo di Rosy & John, stesso titolo per l'edizione italiana (2016)
Editore: Mondadori  Pag: 126  Traduzione S. Ricciardi





Sacrifices (2012), edito in Italia col titolo Camille (2015).
Editore: Mondadori  Pag: 295  Traduzione V. Vassallo

Non a caso la tetralogia termina con un libro intitolato col nome dello stesso protagonista.
Il cerchio si chiude con questa indagine partita da un'efferata rapina, in cui non mancano i capovolgimenti di scena già presenti nelle trame precedenti e il commissario è coinvolto indirettamente, o forse sarebbe meglio dire direttamente, (senza ulteriori precisazioni per evitare spoileraggi).




La serie dunque finisce qui.
Diabolicamente, Lemaitre rivela in un'intervista che non intende scrivere più di Camille; l'ha fatto soffrire troppo e ora che il commissario è finalmente in pace e felice con se stesso non ha più senso scriverne.
D'altronde, afferma, non si fanno buoni romanzi con personaggi felici.
E se questo non è essere diabolico...



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