Scusi Cristo Rei, ha visto per caso passare un elefante? 2a parte


(Impronta in bronzo dell'elefante  - dal sito Fondazione Saramago)

Il re fece un cenno a imporre silenzio, e infine disse, Salomone, che così continuerà a chiamarsi fintanto che si troverà qui, non immagina gli scompigli che ha originato fra noi dal giorno in cui ho deciso di darlo all'arciduca, credo che, in fondo, nessuno voglia che lui se ne vada...[omissis]... eppure siamo qui tutti afflitti, quasi alla disperazione, come se qualcosa ci venisse strappato. (da Il viaggio dell'elefante Pag 26)


Non è un caso che l'impronta ritratta nella foto sia a Lisbona nel Campo das Cebollas, vicino alla Casa dos Bicos, sede della Fondazione Saramago, e anche all'ulivo sotto cui riposano le ceneri del Nobel. Ulivo che, tuttavia, fece nel 2011 un viaggio ben più breve di quello dell'animale, arrivando da Azinhaga, luogo di nascita dello scrittore. 

Dalla piazza antistante quel palazzo (che ricorda quello dei Diamanti a Ferrara -  e non è un caso) partì invece l'elefante che nell'adattamento teatrale del Gruppo Trigo Limpo/Acert ha ripercorso il reale tragitto del pachiderma, descritto nel romanzo Il Viaggio dell'elefante. (foto sopra di M. Valle de Figueredo e sotto di R. Chaves, dal sito Acert)


 

Giunto due anni prima da Goa nella capitale portoghese col suo cornac indiano Subhro (significa bianco), Salomone fu offerto nel 1552 dal re Giovanni III di Portogallo al cugino arciduca Massimiliano d’Austria e a sua moglie Maria di Spagna, come dono di nozze tardivo
Il libro di Saramago, fra realtà e finzione, parla di questo viaggio da Lisbona a Vienna.

In tal caso, il povero salomone se la vedrà brutta, viene dall'india, che è una terra calda, non ha mai conosciuto cosa siano i grandi freddi, in questo siamo uguali, lui e io, che pure da lì sono venuto, Chi è questo salomone, domandò il marinaio, Salomone era il nome che aveva l'elefante prima di passare a chiamarsi solimano, proprio com'è successo a me che, dopo essere stato subhro da quando sono venuto al mondo, ora sono Fritz, Chi vi ha cambiato i nomi, Chi ne aveva il potere, sua altezza l'arciduca che viaggia su questa nave, E' lui il padrone dell'animale tornò a domandare il marinaio, Sì, e io sono il custode, il guardiano, o il cornac, che è la parola giusta, salomone e io abbiamo passato due anni in portogallo, che non è il peggiore dei posti dove vivere, e ora ci ci stiamo recando a vienna, che dicono sia ancora meglio, ... (pg 133)


Titolo: Il viaggio dell'elefante (2015)
Originale: A viagem do elefante (2008)
Autore: José Saramago
Traduzione: Rita Desti
Editore: Feltrinelli
Pag: 201

La foto sopra ritrae anche il fumetto di João Amaral, tratto dal romanzo del Nobel.
 
Malgrado la datazione dei fatti, un romanzo molto attuale sui rapporti interpersonali, sulle ingerenze dei poteri (spirituali e temporali) e sulla vita umana, come dichiarò l'autore in un'intervista:
"Questo elefante che dovette percorrere migliaia di chilometri per andare da Lisbona a Vienna, morì quasi due anni dopo esservi arrivato ( N.d.r. 1553) e, oltre ad essere scuoiato, gli tagliarono le zampe anteriori per farne dei recipienti in cui riporre bastoncini da passeggio, parapioggia e ombrellini da sole. Quando una persona si mette a pensare al destino dell'elefante che, dopo tutto quel che aveva fatto, finisce in un modo quasi umiliante,  quelle zampe che lo sorressero durante migliaia di chilometri trasformate in oggetti, oltretutto di cattivo gusto, in fondo è la vita di tutti noi. Noi terminiamo, moriamo, in circostanze diverse gli uni dagli altro, ma, in fondo, tutto si riassume in questo".

 

Saramago morirà due anni dopo aver terminato il romanzo, non prima di aver visitato il Monastero benedettino di Kremsmünster, dove si trova la sedia fatta con le ossa delle zampe anteriori dell'elefante.

Farebbe piacere a Salomone e a Saramago sapere quello che Bressanone e altri luoghi ancora fanno per rendere omaggio al pachiderma, ma questa è un'altra storia...
...continua
 

N.d.r
i frammenti tratti dal romanzo a volte senza maiuscole o interpunzioni sono trascritti fedelmente come riportati nel libro. Con questo tipo di scrittura, Saramago intendeva mantenere la snellezza del racconto orale;
l'ultima foto è tratta dalle riprese effettuate per il film documentario  José e Pilar del portoghese Miguel Gonçalves Mendes, che descrive alcuni momenti degli ultimi anni della vita di Saramago, partendo proprio dalla sua decisione di scrivere Il viaggio dell'elefante. 








6 geo-commenti:

  1. Intrigante invito alla lettura.
    Ciao, carissima!

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  2. Ciao gemellina, se non lo hai ancora letto, ti consiglio vivamente il libro di Saramago.
    Un abbraccio di dimensioni...da elefante!

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  3. Prima o poi vorrei riprendere la lettura di Saramago... come spesso mi capita con gli scrittori che mi piacciono, anni fa lessi 4 o 5 suoi libri tutti di seguito, e poi, fatta indigestione, non lo toccai più.

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    Risposte
    1. Non sei l'unica con questa attitudine; io adesso sono "sbilanciata" su Tabucchi e, come si capisce dai post presenti e futuri, mi sto documentando su tutti gli elefanti che transitarono in Portogallo,e non sono pochi, credimi.

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  4. Ecco le belle storie che racconti. Che destino triste quello dell'elefante, e che curiosità adesso. Baci

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    1. Un triste destino (e ahimé non è stato l'unico) ma c'è comunque un riscatto morale. Arriva giovedì...

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