L'idilliaca angoscia di esser libraio a Wigtown

(Wallpaper - opera di A. Jaeckel)


«E allora perché si trova qui?»
«Dipende da cosa intende», rispose Rebus.
«Intende?» Dietro gli occhiali, la donna inarcò le sopracciglia.
«Da cosa intende per 'qui'», spiegò lui. «Qui in questa stanza? In questo lavoro? Su questo pianeta?» 
(da Casi sepolti di Ian Rankin, con cui vinse l'Edgar Award nel 2004)

Immaginate di aver omesso i buoni propositi di inizio anno, ma di aver espresso un unico desiderio: essere libraio per un giorno.
Una volta felici di averlo esaudito, potreste venir apostrofati come fa la donna dalle sopracciglia inarcate di Rankin. Lei ne avrebbe tutte le ragioni, se per fare il libraio vi siete spinti fino in Scozia e il desiderio è divenuto realtà dopo tre anni e più di lista d'attesa.

Magari non avete letto il libro di Rankin. Non fa niente.

Invece avete forse letto quello di Shaun Bythell (a fianco) e questo sì, questo può fare la differenza: magari il vostro desiderio è frutto della lettura del suo Una vita da libraio.

Pubblicato da Einaudi nel 2018  (dall'originale The diary of a bookseller - traduzione di Carla Palmieri), è un libro-diario in cui racconta da febbraio 2014 per 365 giorni la sua vita nella più grande libreria dell'usato in Scozia, di cui è proprietario dal 2001. 

Il suo The Book Shop, dai libri stipati, come afferma, in nine well organised rooms, all full of books resting on nearly a mile of shelving, si trova a Wigtown.
 

Nela  San non sa dire se il luogo su un'insenatura del Mare d'Irlanda, nel Dumfries- Galloway, sia una ridente cittadina. 
Non c'è stata, ma ci vuol poco a esser più ridenti di Bythell.
E questo non solo si evince dalle sue foto su Google, ma anche per altri motivi.

La copertina e il titolo di The Herald Magazine lo dimostrano.
Bythell si sente una sorta di pasdaran, guardiano di una tenace lotta contro Amazon, che combatte a suon di video su Youtube dove dà fuoco o spara a un Kindle, esibendolo poi appeso in libreria, come un macabro trofeo da caccia.

Fin qui niente da dire, ogni libraio può escogitare personali soluzioni per combattere la vendita online; ma quando si legge che gode di cattiva fama fra molti clienti non ci si vuol credere. 
Eppure, lo confermano le sue dichiarazioni:  "Il miglior cliente è colui che mette una pila di libri sul banco e chiede quanto ti devo" oppure "la maggior parte dei clienti desidera parlare con te, ma se devi farlo tutto il giorno, ogni giorno, allora è estenuante" oppure " molti pensano che il libraio se ne stia seduto davanti al caminetto leggendo Decline and Fall of the Roman Empire di Gibbon, invece principalmente si tratta di spostare scatoloni.”  

Malgrado tutto, Wingtown è diventata famosa anche grazie a lui
I circa novecento abitanti aumentano durante il Wigtown Book Festival che dal 1999 si tiene annualmente a fine settembre e ciò, oltre ad essere Città del Libro della Scozia dal 1997, ha contribuito alla sua rinascita dopo un periodo di crisi e spopolamento.
Fra le quattordici librerie che annovera, ce n'è anche un'altra divenuta famosa: The Open Book (foto in apertura).


Non è solo l'aggettivo open a renderla dicotomica nei confronti di quella di Bythell-il burbero
Ci sono altre connessioni. Quando nel 2013 questa libreria stava per chiudere, fu acquistata dai suoi genitori, Rosemary e David. Successivamente la sua fidanzata ebbe l'idea di tramutarla in una libreria da affittare a chi vuol provare l'esperienza di fare il libraio.


In realtà non si tratta di farlo per un giorno ma per una settimana, dormendo in cambio nel piccolo appartamento sopra la libreria, nella casa in stile georgiano.  Cosa però fattibile solo dal 2021, giacché è tutto prenotato fino a quella data.

La connessione dicotomica, si diceva: la fidanzata di Bythell, Jessica Fox, originaria di Boston, dopo aver lavorato per la NASA nella solare Los Angeles, ha mutato la sua vita perché non aveva tempo di socializzare, trasferendosi nella brumosa Wigtown e innamorandosi del poco solare e altrettanto poco sociale Bythell (la sua storia qui)
Notizia di pochi mesi fa è che Hollywood ha acquistato i diritti del libro di Bythell (e di uno di Jessica) per farne dei film.

Così, mentre voi vi chiedete se fare il libraio per un giorno sarebbe  un idilliaco appagamento o un'angosciante esperienza degna di un Tartan Noir di Rankin, noi siamo certi di una cosa: il film che verrà non avrà niente a che vedere con Notting Hill della coppia Grant-Roberts, ma si avvicinerà di più alla serie televisiva britannica Black Books.





8 geo-commenti:

  1. Fuori dalla libreria c'è il cartello " attenti al libraio"? A me mette l'ansia, però capisco anche che chi tutto il giorno per lavoro deve interfacciarsi con l'utenza a volte si esasperi. A volte in libreria si assiste a spettacoli di varia umanità a dir poco deprimenti

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    1. Che acuta osservatrice, Amanda! Non avevo notato il cartello-avvertenza, altrimenti avrei fatto dell'ironia anche su quello. ;-)

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  2. Ma sai che non ho mai finito quel libro? (preso, tra l'altro, in versione digitale perché credevo fosse una boiata...)Ero indietro con le letture per la biblioteca e con qualche altra attività meno edificante e lo misi da parte. Dovrò riprenderlo prima o poi. Un vero esempio di sfangarla ogni giorno, altro che mito della libreria!

    Il post contiene una doppia citazione. Forse non te ne ricorderai ma ascoltai un pezzetto dell'intervista a Ian Rankin, venuto a Roma per Libri come. M'intrigò più l'ambientazione dei suoi romanzi che i titoli in sé. Ne vale la pena?

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    1. Il post doveva essere incentrato sulla città del libro, ma man mano che mi documentavo è venuto fuori lo scorbutico e il suo libro. Mi son detta: "Guarda, guarda, devo chiedere il giudizio di Baba." Molti infatti dicono che poteva essere un diario di un solo semestre, perché a un certo punto diventa ripetitivo.
      Di Rankin non ho ancora letto nulla, il libro citato è in lista per quando "boccheggierò" per il caldo della Bassa.

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  3. Vuoi vedere che il campione di simpatia affitta la libreria solo quando arrivano gli scatolini da sistemare?! Dalla descrizione che ne hai fatto non mi stupirei.
    A me non mi piacciono per niente tutti quei libri infilzati in un paletto a decorare l'ingresso della libreria mi dà l'idea dei polli appesi fuori dalle macellerie in Marocco.

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    1. No, no, a dire il vero la libreria che viene affittata non è la sua, è l'altra, quella della prima foto, gestita dai suoi genitori, ed è già prenotata fino al 2021.
      La sua, la verde, è quella delle colonnine coi libri infilzati e ti dò ragione: sono di dubbio gusto. Che stiano a rappresentare la sua mente contorta?

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  4. Una chicca nella chicca di una chicca :-) Only you, Nela🙃🙂

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    1. Cercando, cercando, si può trovare una matrioska o una storia a scatole cinesi, pur essendo in Scozia.
      :-)
      Buona serata, gemellina!

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Viaggiatrice Giallamente Ferrata (definizione di Baba Talpa), portoghese dentro, ammalata di ... lusitanitudine, in viaggio fra pagine di libri gialli, scaffali di librerie e biblioteche e altri mondi.

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