Chatwin: il nomade che scriveva ricamando e fotografava scorciando -1a parte



Riordinare una libreria a tutta parete ha pro e contro. Sorvolando su un elenco del tutto soggettivo, ci si sofferma invece sulla piacevole scoperta fatta al termine del duro (e pesante) lavoro:
la busta della foto e, soprattutto, il suo contenuto.

Molti conoscono Bruce Chatwin come viaggiatore e scrittore giunto nel 1981 sul palcoscenico letterario italiano col suo "In Patagonia" (titolo originale In Patagonia, traduzione di M. Marchesi, editore Adelphi).

Come tutti i personaggi che hanno caratterizzato un'epoca, i giudizi sono molteplici e contraddittori sia sull'uomo che sullo scrittore.
Salman Rushdie lo definì un gypsy scholar, ovvero colui che gli scholars non possono prendere sul serio perché è gypsy, ma legge, fiuta, individua testi essenziali.
Ci sono poi quelli che si sono divisi in due opposte fazioni. 
Per alcuni, come Christopher Benfey, a Chatwin si addiceva l'espressione "to embroider the truth", per la sua propensione a mescolare resoconto della realtà con invenzioni narrative fittizie, come quando scrisse dell'incontro a Rio Pico con un'infermiera ucraina, citando gli autori dei libri che lei aveva nella sua biblioteca: Mandel'stam e Achmatova; in realtà Alma Arbusova de Riasniansky - questo il nome della donna - leggeva Conan Doyle e Agatha Christie... 

Elisabeth Sifton ricusò questa teoria.
"Era un artista, non un bugiardo". 
Tesi appoggiata anche dal suo editore italiano, Roberto Calasso: "Se si dovesse avere da ridire sulla gente che inventa le cose, uccideremmo la letteratura".

Altra la teoria di Martha Gellhorn, secondo cui Bruce era un mythomane esattamente come Hemingway.
"Non sono dei bugiardi consapevoli. Inventano le cose per ingrandire tutto quello che li circonda e la loro esistenza, e ci credono".
Forse la giornalista americana e terza moglie di Ernest era un po' prevenuta. 


Chatwin intervista Indira Gandhi per The Sunday Times - 1977 foto E.Arnold
 
Comunque la si possa pensare, resta il fatto che Chatwin ha contraddistinto un'epoca: ancora oggi qualcuno scrive e annota pensieri su quei famosi taccuini neri, le Moleskine, che lui trovava 
solo in una certa cartoleria a Parigi. 
Per lui è stato coniato l'aggettivo chatwinesque, con cui la sua editor, Susannah Clapp, definiva il suo modo di scrivere. 

Anche sul suo atteggiamento dandy esistono aneddoti interessanti.


Lo zaino di Chatwin - foto dal web
Ritenendosi nomade - più che viaggiatore - la sua idea era di viaggiare leggero. In realtà, da dandy quale era, aveva un'attenzione maniacale all'abbigliamento e ai dettagli come per lo zaino floscio. Susannah Clapp ce lo descrive: marrone scuro, in vitello, confezionato su misura da un sellaio di Cirencester, in modo che ogni tasca fosse delle stesse dimensioni dell'oggetto che doveva contenere.
Nicholas Shakespeare, altro suo biografo, fa notare come in realtà il nomade viaggiasse...pesante: novanta pounds di libri, una macchina da scrivere, champagne, abiti grigi, scarponi e muesli per fare colazione.

L'amico Murray Bail dirà che, viaggiare con Chatwin in India era "come viaggiare con la Garbo."

Insomma, anche in questo caso pareri discordi. 
Roberto Calasso a Pyrgos 1960 - foto dal web

Con Calasso, suo editore italiano, si era instaurato un rapporto così saldo che Bruce aveva pensato a lui come destinatario della prima stesura di Le Vie dei Canti (The Songlines). Doveva essere strutturata come una lunga lettera da un posto totalmente sconosciuto nel mezzo del nulla, (titolo Letter from Marble Bar). 
Eppure, malgrado il sodalizio consolidato, di Bruce lui afferma:
"Avrei potuto dire quale cravatta ma non quale macchina fotografica facesse parte del suo magro bagaglio".

Magro bagaglio o bagaglio pesante? Non lo sappiamo, sappiamo invece che il direttore di Adelphi ci svela il côté fotografico di Chatwin.

E dire che non era cosa da poco se scattò circa tremila immagini, a colori o in bianco e nero.

Quel che è certo è che se Bruce scriveva ricamando (l'embroider di Benfey) per alcuni, per tutti fotografava scorciando.

2. a. In opere figurative, rappresentare in scorcio: s. una figura. b. In senso estens. e fig., rappresentare, parlando o scrivendo, in modo rapido ma vivace e incisivo: s. ambienti, paesaggi, interni, secondo lo spirito dello scrittore (Pancrazi). estratto da vocabolario Treccani
 
Sotto: Bruce Chatwin, Piroga dipinta (Mauritania)

 ...continua


7 geo-commenti:

  1. La piroga è tanto ben dipinta di fresco che magari l'ha fatta dipingere lui.
    Un dandy non è possibile che viaggi leggero.

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    1. 😀😀😀 avevo intuito che l'ultima immagine avrebbe scatenato il marinaio osservatore che è in te!

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  2. Risposte
    1. Si, aggiungerei giovane-e-bello 😊 Ma non era l'unico.
      Anche colui di cui parlerò nel prossimo post era giovane e bello, bello, ma che dico, direi di una bellezza classica. Quasi καλοκαγαθία!

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    2. Ora mi hai incuriosita

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  3. Mi unisco alle osservazioni su Calasso. Siamo sicuri che fosse lui? Ma bello assai.
    Di Chatwin ho letto un po' di cose a singhiozzi diversi anni fa. Poi mi son capitati per le orecchie alcuni podcast di una trasmissione di radio3 (magari puoi ascoltarli stirando): le puntate di Pantheon dal titolo Bruce Chatwin - L'alternativa nomade. Così, mi venne l'idea di proporre Le vie dei Canti al gruppo di lettura. Proposta tristemente bocciata. Me lo leggerò da sola.

    Attendo fiduciosa il prossimo post, anche se ho un vago sospetto su chi potrebbe essere l'assass...ehm, il protagonista.

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    1. La foto del giovane Calasso era in apertura di un'intervista fatta all'editore da una rivista francese, quindi è attendibile.
      Quanto al tuo "vago sospetto" non è poi così vago, visto che hai ricevuto qualche anticipazione ...notturna ;-)

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Viaggiatrice Giallamente Ferrata (definizione di Baba Talpa), portoghese dentro, ammalata di ... lusitanitudine, in viaggio fra pagine di libri gialli, scaffali di librerie e biblioteche e altri mondi.

Parla: tedesco per scelta, inglese per necessità, francese per coercizione, portoghese per amore. In tutti gli altri momenti italiano.

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