Nela San fra celebrazioni e battesimo dell'Água Mãe

Sale di Castro Marim (Ph. Nela San)

Esattamente trent'anni fa, Nela San ebbe una delle esperienze più devastanti  e, dopo poche settimane, una delle più incredibili della sua vita che avevano un comun denominatore: l'acqua. L'acqua ferma, più esattamente.

Della prima (ma seconda in ordine di accadimento), ne fu scritto in un post di cui alcuni frammenti qui sotto:
La mia esperienza nel Mar Morto passò per Ein Gedi. 
Non c'erano beauty farm né resort, solo uno stabilimento balneare spartano dove incontrai negli spogliatoi un gruppo completamente nudo di enormi boterose ucraine che mi fissarono a lungo quando vi entrai.


Pur avendo degli inespressivi occhi acquosi, non potei fare meno di sentirmi addosso una sensazione di disagio. La loro pelle era cadente e color latte, mentre la mia era di colore molto diverso. Suppongo che questa diversità suscitò in loro un'atmosfera di sospetto e non nascondo che forse pensarono di avere al cospetto una palestinese infiltrata lì chissà come.
Avevo passato la mattinata lavorativa visitando un Moshav (da non confondere con il Kibbutz) e adesso, uscita dagli spogliatoi del centro termale di Ein Gedi, mi stavo avvicinando a quel mare senza onde, camminando su una passerella di legno e fermandomi di fronte ad una carriola da muratore, (ho detto che era spartano...), che conteneva i fanghi neri da spalmarsi addosso.

(testo integrale qui)

Della seconda, in cui colei che non sa nuotare rischiò di morire annegata in un bacino nel Parco del Delta del Po, quando affondò il bragozzo su cui era con altri (troppi altri), rimangono articoli della stampa e televisione locale dei trentacinque minuti di quel maledetto giorno, un orfano, una vedova e un riflesso condizionato: il ribrezzo che ancora a distanza di anni le increspava la pelle dinanzi all'acqua ferma di laghi e bacini. Ecco perché Nela San riuscì a immergersi nel Mar Morto: a dispetto del suo lugubre nome, non lo associò alla morte avvenuta settimane prima, perchè, a tutti gli effetti, quella è acqua di mare.

Dalle celebrazioni al battesimo, nell'accezione figurata della Treccani: atto che costituisce l'ingresso in una nuova vita o che comunque abbia valore d'iniziazione.
Per lei è stato battesimo dell'acqua, anzi dell'Água Mãe. Per farlo, si è spinta nell'algarvian coast, enclave anglo-franco-tedesca e ultimamente meta di italiani creduloni che vi si vogliono trasferire illudendosi che lì gli immobili vengano regalati. Qui però, come dice la giornalista Mafalda Anjos, oltre al cattivo Algarve, inquinato da sunset pool parties, pubs-here-we-speak-english e chicken piri-piri, ce n'è anche uno buono.
Castro Marim dalla Salina (Ph. Nela San)
Castro Marim è in questo Algarve bom. Città sul fiume Guadiana che la separa dalla spagnola Ayamonte e la cui diversità geo-morfologica la dice lunga. Di là una collinare di quasi 20.000 abitanti, distribuiti in gradinate di villette a schiera, di qua un'altra che non arriva a 2.000 e aveva per vocazione la difesa da quelli oltre il fiume. Sulla sua sommità poggiano ben allineati il forte de São Sebastião (verso quelli di là), la chiesa di Santo António(non manca mai), il mulino a vento, il castello e poco altro. (vedere per credere la zona in Google satellite).

E' zona di saline, come la Salina da Barquinha, che quest'anno compie 100 anni.  Era del nonno di Luís Horta Correia, ingegnere informatico, che nel 2008 decise di recuperarla, apprendendo il mestiere che qui si tramanda di generazione in generazione dai salineiros.  O forse sarebbe meglio chiamarla arte, come la raccolta di quello più prezioso (e costoso), il flor de sal, attività che si fa al tramonto, dopo aver atteso tutto il giorno che si accumuli.


Fu mentre toglieva il fango dai bacini salini che Correia si accorse che la pelle rimaneva morbida e idratata. Da lì partì nel 2015 l'idea di utilizzare due delle vasche (9x15 metri ciascuna) per creare una SPA a cielo aperto, sfruttando le proprietà di quei fanghi e dell'acqua ad alta concentrazione di sale (260 gr/litro), come quelli del Mar Morto (300 gr/l). Il vecchio magazzino del sale fu rimesso a nuovo, dipingendolo di azzurro e bianco.

 Salina e magazzino (Ph. Nela San)

L'iniziazione di Nela San cominciò immergendo le mani in una ciotola di acqua ricca di sale, con cui frizionò tutto il corpo per favorire l'esfoliazione. Pensò che forse si stava liberando di quelle cellule metaforicamente morte trent'anni prima. Passò poi a spalmarsi il fango nero in tutto il viso, lì nessuno la guardava con l'aria sospettosa delle boterose ucraine, mentre il calore del sole iniziò a far brillare i lucenti microcristalli del sale sulla sua pelle. 

Col cuscino attorno al collo (come quello per dormire in aereo) si avvicinò alla rampa in legno di accesso a una delle vasche, che le ricordò quella per entrare nel Mar Morto (mai nuotare come fece lei allora!). 
Era pronta per fluttuare, per galleggiare senza saper nuotare. 
Doveva vincere la sua antica resistenza pensando che quella era un'acqua ferma speciale: era  Água Mãe, letteralmente acqua-madre, come è qui chiamato il residuo liquido della formazione del sale, costituita da cloruri di bromo, sodio, calcio, magnesio, solfati e bicarbonati.

Trenta minuti, non di più, per riconciliarsi con l'acqua, galleggiando involontariamente per quei 260 grammi di sale per litro dentro una vasca dal fondo e dalle pareti di nera argilla autoctona con oltre 70 differenti minerali, derivati dall'evaporazione lungo i secoli dell'acqua del mare. Gli stessi che, una volta usciti dalla vasca, ci si spalma in tutto il corpo.

Nela San attese cinque minuti che si seccassero sulla pelle al sole e al vento atlantico.
Poi, mentre vedeva l'argilla secca scivolare via sotto la doccia ristoratrice di acqua dolce, guardò la sua pelle nuova, per niente increspata e le venne in mente che Salina da Barquinha voleva dire salina della barca piccola, della barchetta. 
Sorrise, non era minimamente sfiorata dal timore di sapere come si dicesse bragozzo in portoghese.  Erano passati trentacinque minuti. Di nuovo, dopo trent'anni. 



 Água Mãe - Salina da Barquinha
Estrada Nacional 122, Castro Marim 

9 geo-commenti:

  1. mamma mia che esperienza! ammiro il tuo coraggio di averla superata, io non sono così sicura che ne sarei stata capace

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    1. Beh, ho impiegato trent'anni per superare la mia avversione all'acqua ferma.
      Ancora non so nuotare, ma qui l'Oceano è freddo e io, al massimo, zampetto a riva come una gabbianella di mare. :-)

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  2. La paura dell'acqua non l'ho superata neppure dopo tre anni di corso di nuoto. Ho imparato a muovermi, non ho più il sacro terrore di qualche anno fa, ma l'acqua continua a non esser il mio habitat naturale.
    Che desiderio di poter sfoggiare anch'io una pelle nuova!

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    1. Visto quanto scrivi per i tre anni di corso di nuoto, allora mi consolo.
      Quanto a cambiare pelle, basta volerlo, o meglio: volare qui per volerlo ;-)

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    2. A proposito: controlla i tuoi blog (forse le mie risposte sono finite nello spam) Bye

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  3. Ohi, Nela! Un racconto epico! Chapeau.

    p.s.
    non sapevo della tua disavventura!

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    1. Quando si dice elaborare! Doveva essere un semplice post sulla località di Castro Marim e il suo sale. Man mano lo scrivevo, cambiavo le frasi, accorgendomi di analogie, parallelismi e rimandi che mi stava suscitando quella Salina. Solo quando ormai avevo terminato mi sono accorta, stupendomi, della traduzione di "Barquinha" e del fattore minuti.
      Grazie per i tuoi complimenti.

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  4. Che storia meravigliosamente trasmessa da pelle a pelle, e che particolari. L'acqua è madre, sempre, a volte toglie, a volte dona. Mi sembra di esser seduta sugli scogli ed ascoltare questa fiaba vera, la tua.

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  5. Grazie per le belle parole e sulla rua riflessione sull'acqua, che condivido in pieno.

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Viaggiatrice Giallamente Ferrata (definizione di Baba Talpa), portoghese dentro, ammalata di ... lusitanitudine, in viaggio fra pagine di libri gialli, scaffali di librerie e biblioteche e altri mondi.

Parla: tedesco per scelta, inglese per necessità, francese per coercizione, portoghese per amore. In tutti gli altri momenti italiano.

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