Quel fil...rose fra Inge e Lee (1)


(Rolleiflex di Lee Miller - foto Nela San)

C'è ancora tempo - fino al 9 giugno - per visitare la mostra "Inge Morath: la vita, la fotografia", allestita a Casa dei Carraresi a Treviso, e  "Surrealist Lee Miller", a Palazzo Pallavicini a Bologna.

La data di chiusura non è l'unico filo conduttore ad accomunarle. Esiste anche una lettura fatta di affinità-e-diversità riguardo a due donne forti e caparbie che si fecero strada in universi maschili.

(Locandina mostra - foto Nela San)
Di Ingeborg Morat (1923-2002) è famoso il colloquio col suo capo alla Magnum, agenzia in cui entrò come redattrice dei testi che accompagnavano le foto di altri.
Era un piovoso giorno di novembre quando Inge, in visita a Venezia col suo primo marito, chiama Robert Capa chiedendo di inviare un fotografo per immortalare la particolare luce della città. 
Quando lui risponde che sia lei a scattare le foto, Inge  va ad acquistare un rullino in un negozio e se lo fa caricare nella Contax, la macchina fotografica avuta da sua madre.

Malgrado la scoraggiante reazione del  negoziante (le foto non verranno mai con questo tempo), Inge legge le istruzioni nella scatola della pellicola, imposta a 1/50 con focale 4 e si apposta in un angolo scattando a piccioni, pedoni, selciati e muri. 
Inizia così la sua carriera come fotografa.

Questa storia si legge in un documento esposto nella mostra, mentre un filmato ritrae una divertita Inge raccontare dell'inizio della sua carriera come fotografa in Magnum (la sola donna, insieme a Eve Arnold) quando le venivano affidati solo reportage rifiutati dai colleghi maschi, tipo festival su rose e giardini o fashion contest come "The Beauty and the Beast" (sotto). 

 
Fra il 1960 e il 1961, dopo un servizio a Reno, sul set del film The Misfist (Gli Spostati), Arthur Miller, sceneggiatore del film e marito della protagonista, Marilyn Monroe, le scrive chiedendole di inviargli le foto. 
A comprova di una reciproca attrazione che si era instaurata, Inge lo invita a venirsele a prendere. 
Diventeranno marito e moglie nel 1962, vivendo nel Ranch che l'attrice lascia a Miller in cambio del divorzio.
 
"Viaggiare con lei era un privilegio, perché [solo] non sarei mai stato in grado di penetrare le cose in quel modo". 
Così confida lo scrittore sui viaggi con la moglie. D'altronde, essendo lui  sedentario per natura, è confortato dal trovarsi accanto a una poliglotta che gli permette contatti con genti diversamente estranee.
(Sibiu- Romania 1958)
La metodicità era talmente radicata in lei da studiare le lingue che poi le sarebbero servite nei suoi viaggi. 
 Non è dunque un caso che, oltre a francese, inglese, spagnolo e italiano abbia appreso anche il rumeno per il reportage lungo il Danubio all'epoca della Guerra Fredda, il russo e il mandarino, che le permetterà di muoversi autonomamente a Pechino e dintorni nei ripetuti soggiorni in Cina, come riportato nel libro Chinese Encounters, scritto a quattro mani con suo marito.    



La Seconda Guerra Mondiale segna la vita di Inge. 
Mentre è studente all'Università di Berlino, si rifiuta di far parte dell'organizzazione studentesca nazionalsocialista, venendo punita e mandata a lavorare in una fabbrica che assembla parti di aeroplano vicino a Tempelhof. Scapperà sotto i bombardamenti alleati, percorrendo a piedi quasi settecento chilometri per ritornare a Graz e restare nascosta fino al termine del conflitto. 
Dirà poi in un'intervista: "Durante la guerra, dovevi tenere la bocca cucita un sacco di volte. Così potevi imparare a osservare più da vicino. Goethe lo ha scritto in modo magnifico: siamo nati vedendo, ma ci viene richiesto di osservare." 
Tuttavia, ciò che vide durante la guerra, non la indurrà a documentarne altre: "Ognuno era morto o in fin di vita. Camminavo fra cavalli morti, donne con bambini morti fra le braccia. Non posso fotografare di guerra per questa ragione."


Primo post su affinità-e-diversità di due fotografe e del loro fil rose.

Ricordatevene quando confronterete il loro relazionarsi con gli uomini, con la scrittura, con la guerra e, soprattutto, con la fotografia.


Potete cominciare da qui, studiando gli antonimi in queste due ultime foto oppure attendere il prossimo post.

Preparatevi. 
Sta per arrivare lei,  Lee.  
 




8 geo-commenti:

  1. Grazie Nela perché non potrò vedere nessuna delle due mostre e soprattutto perché non conoscevo nessuna delle due donne caparbie e tenaci che ci stai raccontando. Attendo il secondo post.

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    1. Grazie a te. Secondo post in gestazione. Difficile gestazione, ma arriverà.

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    2. Amica cara, grazie ancora per questo post, prezioso stimolo per andare a vedere la mostra (ormai agli sgoccioli) al museo di Trastevere. Ne ho approfittato nel periodo natalizio. Avrei voluto scriverne ma gli impegni a te noti, uniti al blocco del blogger, mi hanno fatto perdere l'attimo.
      Delle tante foto in mostra, sono rimasta a riflettere sugli scatti in Iran, immagini così distanti da quelle a cui ci siamo abituati negli ultimi tempi.
      Conquistata dalla forte personalità della Inge. Una bella mostra.

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    3. Scusami,oltre al blogger blocco nellop scrivere post, ho anche quello nel rispondere ai commenti (ne è la riprova questo mio disdicevole ritardo)

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  2. Mi sembrano tutte due consapevoli di essere le padrone di quei simpatici maschietti, una così non la vorrei in giro per casa.

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    1. Non è esattamente così.
      Se fosse stato così facile, d'altronde, non avrei messo le foto😄

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  3. Mi fornisci un bellissimo modo per fissare nella memoria la mostra :-) Splendido post, Nela!

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    1. Grazie, cara gemellina.
      Anch'io ho la mostra "fissata" nella memoria.
      PS mai verbo fu più calzante, fotograficamente parlando 😊

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Viaggiatrice Giallamente Ferrata (definizione di Baba Talpa), portoghese dentro, ammalata di ... lusitanitudine, in viaggio fra pagine di libri gialli, scaffali di librerie e biblioteche e altri mondi.

Parla: tedesco per scelta, inglese per necessità, francese per coercizione, portoghese per amore. In tutti gli altri momenti italiano.

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